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SCUOLA/ Test, classifiche, esame di Stato: Sestito (Invalsi) risponde alle critiche

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L’uso che se ne fa è duplice: a livello di sistema, per analizzare la situazione esistente (le differenze tra regioni, ad esempio, di cui prima di tali prove nulla si sapeva) e quindi, sperabilmente, aiutare a intervenire sui nodi esistenti (quantomeno consentendo al dibattito sulla scuola di essere basato su fatti e non semplicemente su opinioni); a livello di singole scuole, per fornire a queste uno specchio ove guardarsi e quindi meglio individuare propri percorsi di miglioramento. 

Su entrambi i fronti ancora molto resta da fare, ma si cerca di andare avanti, un passo alla volta: ad esempio, nel prossimo anno scolastico, da un lato si restituiranno i risultati alle scuole prima del solito (a settembre), per meglio facilitarne l’utilizzo quando nelle scuole si ragiona sul che fare, dall’altro si costruirà una sorta di repository delle esperienze d’uso delle rilevazioni a fini di riflessione sulla didattica e di predisposizione di iniziative di cosiddetta ricerca-azione; al tempo stesso, andando oltre il mero uso delle rilevazioni sugli apprendimenti, si avvierà la costruzione di un Snv in cui i risultati delle rilevazioni sugli apprendimenti saranno solo uno degli stimoli all’autovalutazione delle scuole, che dovranno soprattutto riflettere sui processi da esse posti in essere e sul come migliorarli.   

2. Il secondo fraintendimento è puntuale e riguarda il mandato e l’agenda di lavoro dell’Invalsi con riferimento alle rilevazioni in V superiore. L’Istituto si muove in base a una direttiva di medio termine del Miur (che fa peraltro a sua volta riferimento a quella che all’epoca era ancora una bozza di Regolamento sul Snv) che prevede il completamento delle rilevazioni universali degli apprendimenti con prove anche in V superiore. Non sappiamo – e non compete all’Istituto definire – se contemporaneamente verrà definita una riforma più complessiva dell’esame di Stato; allo stesso tempo, non è l’Invalsi che possa definire quali strumenti le università debbano e possano adoperare per selezionare e orientare chi voglia immatricolarsi ai loro corsi. È però evidente che una rilevazione standardizzata degli apprendimenti svolta in V superiore possa essere tanto parte d’un rinnovato esame di maturità quanto essere uno strumento adoperabile dalle università.

Immaginare che ciò possa avvenire credo sia un utile modo di programmare il proprio lavoro da parte dell’Invalsi. Auspicare che su tale possibilità, e più in generale sull’ipotesi d’una revisione dell’esame di Stato (in prossimità d’una scadenza quasi naturale quale il 2015, quando arriveranno in V le prime coorti interessate dalla riforma del II ciclo d’istruzione), si apra un dibattito nel paese non è quindi un tentativo di prevaricare la sovranità popolare tramite artifici tecnocratici. 



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COMMENTI
07/05/2013 - Il Miur tace e si fa scudo dell'Invalsi (Vincenzo Pascuzzi)

In rete è apparsa una allegoria della valutazione Invalsi (*) che accolla giustamente le responsabilità al Ministero. In realtà al Miur non interessa la valutazione per migliorare la scuola, se lo volesse dovrebbe impegnarsi sulla dispersione scolastica pari a circa il 20% (una volta e mezza oltre le medie Ue), con punte del 25 e 30%, e occorrerebbero un paio di legislature. Il fastidioso refrain, il mantra ipnotico della valutazione a tappeto – urbi et orbi - è stato avviato nel 2008 da Gelmini (consigliata da Roger Abravanel) forse con il retro pensiero che l’iniziativa, o la sua sola minaccia, avrebbe scosso i c.d. fannulloni (docenti e discenti) e migliorato la scuola gratis, anzi malgrado gli 8 mld di tagli scellerati, oppure cinicamente per deviare, dal Miur e dal ministro, alle scuole e ai docenti responsabilità omissive e colpe proprie del Miur stesso. Tornando all’allegoria e all’Invalsi, mi sembra anomalo che esso risponda ufficialmente alle critiche (solo a poche però) al posto del Miur suo committente, mandante, fonte di direttive. Sembra che Miur abbia dato carta bianca all’Invalsi e questo perciò si muova liberamente e con la scelta consapevole di ignorare il mondo della scuola, scavalcandolo e dominandolo. Questo è il senso dei tentativi tartufeschi per costringere gli insegnanti prima alla “somministrazione” e poi al conteggio delle crocette azzeccate. Cambierà col ministro Carrozza? (*) http://blogportbou.wordpress.com/2013/05/05/le-prove-invalsi-unallegoria/