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SCUOLA/ Test, classifiche, esame di Stato: Sestito (Invalsi) risponde alle critiche

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Caro direttore,
com’è normale che sia in questo periodo, l’Invalsi è al centro dell’attenzione e del dibattito. Tale dibattito non può che essere benvenuto e le critiche, anche radicali, su contenuti e utilizzi delle prove Invalsi non solo sono ovviamente legittime, ma sono anche occasione per meglio definire il senso delle stesse. Con queste brevi note non voglio quindi chiudere anzitempo questo dibattito, che come Invalsi credo anzi sia necessario continuare e per certi versi istituzionalizzare anche e soprattutto nella prospettiva dell’uso di queste rilevazioni nell’ambito del costituendo Sistema Nazionale di Valutazione (Snv). Ciò premesso, credo però utile sgombrare il campo da alcuni fraintendimenti.

1. Il primo riguarda l’idea attribuita al sottoscritto secondo cui i test Invalsi sarebbero la chiave del rilancio del sistema scolastico italiano. Ho delle personali riflessioni su questo tema complessivo che però tengo rigorosamente da parte quando devo parlare di quel che fa o ha in programma di fare l’Invalsi; le tengo da parte proprio perché le rilevazioni sugli apprendimenti (che non vanno ridotte a banali test) e le funzioni valutative dell’Invalsi (che vanno al di là delle rilevazioni sugli apprendimenti) possono contribuire al rilancio del sistema educativo italiano ma certamente non ne sono lo strumento principale (come ho già avuto occasione di spiegare in un mio intervento su Notizie della scuola lo scorso febbraio). Possono però contribuire e credo perciò mi si possa consentire una breve digressione sul come e sul perché. 

Le prove Invalsi consentono di comparare i livelli degli apprendimenti degli alunni di tutte le scuole italiane e per meglio effettuare queste comparazioni – andando oltre il banale risultato per cui gli studenti del liceo “bene” d’una città daranno in media migliori risposte di quelli d’una scuola situata in una zona degradata di quella stessa città - si raccolgono anche statistiche sul background familiare e su motivazioni e atteggiamenti degli studenti. Queste misure degli apprendimenti sono di qualità – in quanto frutto d’una attenta selezione ex ante, che dura più di un anno e che passa da un pretest delle domande - e intrinsecamente significative - perché cercano di misurare i traguardi formativi fissati nelle Indicazioni nazionali per il curricolo e perché sono orientate a misurare le competenze, intese come capacità di usare le conoscenze acquisite in contesti diversi e non scolastici, e non propongono test nozionistici a cui ci si possa addestrare mnemonicamente. 

Ciò nonostante esse non sono misure esaustive, né con riferimento all’alunno – per cui non possono e non vogliono sostituire la normale valutazione complessiva del singolo alunno affidata ai suoi insegnanti – né con riferimento alla scuola – ragione per cui l’Invalsi non pubblica i risultati delle singole scuole additando “buoni” e ”cattivi”, né tanto meno immagina di derivarne graduatorie di insegnanti. 



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COMMENTI
07/05/2013 - Il Miur tace e si fa scudo dell'Invalsi (Vincenzo Pascuzzi)

In rete è apparsa una allegoria della valutazione Invalsi (*) che accolla giustamente le responsabilità al Ministero. In realtà al Miur non interessa la valutazione per migliorare la scuola, se lo volesse dovrebbe impegnarsi sulla dispersione scolastica pari a circa il 20% (una volta e mezza oltre le medie Ue), con punte del 25 e 30%, e occorrerebbero un paio di legislature. Il fastidioso refrain, il mantra ipnotico della valutazione a tappeto – urbi et orbi - è stato avviato nel 2008 da Gelmini (consigliata da Roger Abravanel) forse con il retro pensiero che l’iniziativa, o la sua sola minaccia, avrebbe scosso i c.d. fannulloni (docenti e discenti) e migliorato la scuola gratis, anzi malgrado gli 8 mld di tagli scellerati, oppure cinicamente per deviare, dal Miur e dal ministro, alle scuole e ai docenti responsabilità omissive e colpe proprie del Miur stesso. Tornando all’allegoria e all’Invalsi, mi sembra anomalo che esso risponda ufficialmente alle critiche (solo a poche però) al posto del Miur suo committente, mandante, fonte di direttive. Sembra che Miur abbia dato carta bianca all’Invalsi e questo perciò si muova liberamente e con la scelta consapevole di ignorare il mondo della scuola, scavalcandolo e dominandolo. Questo è il senso dei tentativi tartufeschi per costringere gli insegnanti prima alla “somministrazione” e poi al conteggio delle crocette azzeccate. Cambierà col ministro Carrozza? (*) http://blogportbou.wordpress.com/2013/05/05/le-prove-invalsi-unallegoria/