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SCUOLA/ Da Oslo a Bassano del Grappa: il viaggio vale la pena?

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Sono, dunque, ancora pochi gli studenti coinvolti. I motivi sono diversi, al di là dei costi, anche se il 48% di loro vorrebbe che l’iniziativa partisse dalle proprie scuole. Il 77% degli intervistati ritiene fondamentale il ruolo dei docenti per la scelta di una esperienza all’estero, mentre, tra gli stessi docenti, solo la metà ne dà un giudizio positivo, ed il 10% addirittura ne parla male.

Perché, questa la critica dei più, “ci sono i programmi da svolgere…”.

Ma l’indagine dice altre cose, al  di là delle difficoltà delle famiglie e del costo di queste iniziative. Presenta anche un profilo di studente che è un po’ conservatore, troppe volte demotivato verso il mondo della formazione, rinchiuso nelle tranquille certezze famigliari. Mentre invece la nostra “società aperta” sta chiedendo motivazione, coraggio della scoperta, intraprendenza.

Anche l’utilizzo della lingua straniera, insegnata in Italia troppe volte con metodi tradizionali, centrati sulla grammatica, è da noi un problema. Non è cioè visto come un nuovo strumento di dialogo, di conoscenza di nuove realtà.

Dovremmo invece abituare i nostri giovani, assieme alla sana prudenza, a non avere paura delle nuove esperienze, culture, relazioni, lingue. 

La generazione che entra ogni giorno in classe la potremmo definire “vorrei ma non me la sento”, nel senso che vorrebbe una scuola aperta, ma, al tempo stesso, teme di allentare un po’ il cordone ombelicale con la propria famiglia, con gli amici, con il proprio territorio. I nostri giovani dicono, ad esempio, di amare i viaggi, ma solo per il 36% si dice disposto ad andare all’estero, un domani, per trovare un lavoro.

Come si vede, nuove responsabilità educative stanno segnando il mondo della scuola, responsabilità non sempre riconosciute, anche per norme oggi antiquate. Il mondo della scuola, al di là di alcuni esempi positivi, è ancora troppo chiuso e conservatore, centrato più sull’offerta che sulla domanda formativa, una impostazione obsoleta. Noi invece sappiamo che è nostro dovere aiutare i nostri giovani a capire cosa vuol dire “villaggio globale”, se vogliono avere chance reali nella vita e nel mondo del lavoro. Cioè una speranza di futuro.



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