BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Israel: ecco il "peccato originale" dei valutatori di professione

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

Sono risposte assurde. Evidentemente il test non è un’unità di misura di alcunché. Il test è formulato da persone, secondo criteri soggettivi, discutibili, non a caso accesamente discussi. Pretendere che i test siano unità di misura è come immaginare che un gruppo di persone si affolli attorno a un tavolo per misurarne i lati, ciascuna col suo metro personale, litigando su quale sia il più corretto e affidabile. Il punto è che sventolare la parola “oggettivo” come troppo spesso si fa dall’Invalsi, è inaccettabile: la valutazione è un’attività che ha un’ineliminabile componente soggettiva e cercare di nasconderla è come gettare la spazzatura sotto il tappeto. Al signore che mi disse che quando attribuisco un voto a un esame “misuro”, risposi che non misuro un bel niente, bensì fornisco una stima numerica, con un sistema convenzionale, del mio giudizio soggettivo del candidato

Certo, siamo tutti d’accordo nel voler perseguire valutazioni il più possibile condivise, ma lasciamo perdere una volta per tutte i termini “misurare” e “oggettivo” e parliamo dell’esigenza di perseguire valutazioni il più possibile “equanimi”, “imparziali” e “condivise”. In fondo, per questo esistono i consigli di classe e la discussione tra insegnanti. La cultura è discussione interminabilmente aperta. La valutazione è un processo culturale e volerla ridurre a una tecnica di misurazione come la misurazione di un’intensità di corrente o di una lunghezza è assurdo – vorrei usare termini assai più forti, ma mi limito a dire “assurdo”. Si può pretendere su simili fragili basi di costruire una misurazione di Stato?

2) “Competenze”. Il dottor Sestito dovrebbe sapere che non esiste affatto una definizione condivisa di competenza. Dovrebbe sapere che sono stati convocati persino congressi per arrivare a una definizione condivisa e che non si è arrivati da nessuna parte. Esistono centinaia di definizioni diverse di competenze. Egli propone la sua – «capacità di usare le conoscenze in contesti diversi e non scolastici» – del tutto opinabile e alquanto fumosa. Che vuol dire esattamente “diversi” e “non scolastici”? Per esempio, non è chiaro affatto che cosa sarebbe l’uso di conoscenze matematiche in contesti non scolastici. Ma il dottor Sestito non ha colpa perché il concetto di competenza è vasto e inafferrabile e proprio per questo è ancor più assurda l’idea che lo si possa misurare. Piuttosto la colpa del dottor Sestito è di lasciar credere che questo sia possibile, quando gli specialisti più seri di docimologia ammettono che soltanto a livelli molto elementari è possibile una stima numerica (rifuggo dal termine “misurazione”) della capacità di usare conoscenze, mentre è del tutto impossibile quando intervengono aspetti relazionali, il che accade sia nei contesti scolastici che, ancor più, in quelli non scolastici).

Il punto è che è vero proprio il contrario di quel che asseriscono i vertici dell’Invalsi. In misura assai limitata è possibile stimare numericamente le conoscenze di una persona, anche con test a risposta chiusa: posso verificare se uno studente conosce o no il teorema di Pitagora, l’algoritmo della divisione con resto o la legge commutativa dell’addizione; posso controllare la sua conoscenza delle regole basilari dell’ortografia, della grammatica e della sintassi. Ma è velleitario, se non grottesco, pretendere di stimare numericamente le sue “competenze”, quale che ne sia la definizione.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
11/05/2013 - Test a km zero? Sì, sono utili. Gli altri no! (Vincenzo Pascuzzi)

"Repetita iuvant" (anche se c’è chi aggiunge …. “sed stufant"). Va ripetuto e ribadito che la questione non è test sì o test no, ma test come e quali. Va chiarito che il test a km zero, cioè predisposto dal docente, sugli argomenti da lui trattati, per gli studenti della sua classe è, o può essere, utile se affiancato ad altre forme di valutazione o di verifica. Invece altra cosa, cosa diversa, estranea è il test (tipo Invalsi) prodotto altrove (in un certo senso industrializzato, rigido, per di più imposto), da autori sconosciuti, estranei all’interazione didattica docente-discenti, che non conoscono i soggetti da testare, né il percorso didattico reale da loro effettuato, né i criteri di valutazione. I test a km zero sono quelli cui si riferisce il prof. Gianfranco Porcelli nel suo commento e in altri scritti (v. ad esempio: http://www.edscuola.it/archivio/stranieri/porcelli.htm). A ciò si aggiunga che Invalsi e Miur hanno sbagliato completamente il loro approccio alla questione, nei confronti di docenti, studenti, famiglie. Sono stati, o sono apparsi, autoritari, sordi, fiscali, ultimativi, affatto disponibili al dialogo, al confronto, alla gestione partecipata e condivisa. Hanno cercato di imporsi per legge o con espedienti. Quindi la reazione, le ostilità, i boicottaggi, gli scioperi.

 
10/05/2013 - L'illusione di "misurare" (Gianfranco Porcelli)

Mi trovo in perfetta sintonia con l'autore. Nel 1975 ho pubblicato uno dei primissimi volumi in italiano sull'uso dei test nel campo di cui mi occupo (le lingue seconde o straniere). Allora era necessario far conoscere al mondo della scuola italiana strumenti complementari (non alternativi!) rispetto alle procedure tradizionali di verifica. Usando strumenti diversi si possono scoprire aspetti diversi di come gli allievi imparano e conoscono. Già allora sottolineavo le cautele del caso e il rischio di assolutizzare punteggi e centili come "misura" di... non si sa che. Oggi più che mai va contrastata la tendenza - anche nell'uso scolastico quotidiano - di produrre test banali a scelta multipla e assumere i risultati come probanti. Purtroppo, con l'attuale orientamento dell'Invalsi, il cattivo esempio viene dall'alto.

 
09/05/2013 - Invalsi stuntman al posto del Miur (Vincenzo Pascuzzi)

Dubito che Invalsi replichi all'articolo, centrato ed esaustivo, di G.I., mentre riconoscerne la fondatezza sarebbe come segare il ramo su cui si è aggrappati o si sta seduti. Forse da Invalsi verrà un’altra intervista ma su aspetti confinanti. Del resto, le osservazioni critiche dovremmo rivolgerle al Miur e non direttamente all'Invalsi, che pur si presta a fare da stuntman per conto del suo ministero. È già qualche anno che G.I. cerca di insegnare l'abc sulle misure a chi non ne vuol sapere. Gli Invalsi sono stati paragonati e spacciati - falsamente - come "metro della sarta", "grand kilo", "termometro", "colesterolo", “fotografia” (1) e chi non era/è d'accordo è stato etichettato come guerrigliero (2), pauroso, refrattario alla valutazione. Per "misura" è stata spacciata qualsiasi arbitraria corrispondenza con i numeri. In più si è arruolato il termine "oggettività". E c'è chi definisce "prove oggettive" (3) quelle che è possibile correggere con una maschera predeterminata che localizza le crocette giuste, tutto il resto delle prove, test o quiz essendo soggettivo e arbitrario. Chiunque, dai 9 o 10 anni in su, può correggere simili “prove oggettive”. Non servirebbero nemmeno i prof, ma convengono perché lavorano gratis, danno serietà, avallano la sceneggiata. (1)http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120509195330 (2)http://gisrael.blogspot.it/2011/06/non-facciamo-dei-test-invalsi-unaltra.html (3)http://www.funzioniobiettivo.it/glossadid/glossario_valutazione.htm