BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Israel: ecco il "peccato originale" dei valutatori di professione

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

Tempo fa feci l’esempio di un’esperienza realmente effettuata su bambini della primaria ponendo loro un semplice problema matematico derivante da una situazione reale. Le soluzioni furono molto diverse: c’è chi seguì una via aritmetica (di puro conteggio), chi propose un’impostazione che conteneva idee di tipo algebrico, chi tradusse il problema in termini geometrici. Come valutare le competenze? Personalmente, considero di gran lunga più interessante ed espressione di una mentalità creativa l’approccio geometrico; ma sono certo che altri colleghi, ispirati a una visione matematica più astratta, preferirebbero l’approccio algebrico, indicativo di una mentalità già strutturata dal punto di vista logico. E vi potrebbero essere molti altri punti di vista su cui confrontarsi, che dipendono da visioni culturali che non possono certo essere standardizzate da un’ideologia di Stato. 

L’unico approccio culturalmente sensato e aperto è affidare la riflessione a un insegnante, che oltretutto conosce i soggetti in gioco; magari un insegnante che ha posto a confronto la sua visione con quella di altri colleghi o in un processo continuo di formazione in servizio, anche a contatto con l’università. Già un gran passo avanti sarebbe istituzionalizzare un rapporto culturale tra insegnanti nelle scuole. Ma non voglio deviare il discorso. Resta il fatto che è raccapricciante l’idea che una classifica di competenze tra diverse soluzioni di un problema (come nel caso citato) sia affidata a un gruppo di “valutatori” che procede secondo schemi standardizzati e stabiliti una volta per tutte. 

D’altra parte, come può pretendere l’Invalsi di possedere le competenze (è il caso di dirlo!) per stabilire procedure standardizzate di valutazione di questioni e situazioni tanto variate e tanto complesse?

Si rassegni il dottor Sestito: i principi della cultura, della conoscenza e delle capacità non si definiscono e non si standardizzano, tanto meno in un ente di Stato.

In un commento alla mia lettera aperta al ministro Carrozza, un lettore de ilsussidiario.net ha ricordato come, in un recente seminario, la dott.ssa Bertocchi abbia osservato che per i «tre aspetti fondamentali della competenza linguistica – interazione orale, analisi e comprensione di un testo scritto e riflessione metalinguistica, produzione di un testo scritto – solo per il secondo siamo in grado di mettere in campo un test di misurazione». La massima stima per la dott.ssa Bertocchi, ma forse dovrebbe rassegnarsi a non presentarsi come una sintesi di Saussure, Cassirer e Chomsky: lasci perdere la definizione dei “tre” (e perché non quattro, sei o tredici?) aspetti fondamentali della competenza linguistica; è troppo anche per lei. 

Sono queste pretese che rendono antipatico l’Invalsi. Siamo grati che si sia almeno ammesso che per il primo e terzo aspetto non si sappia come “misurare”. Ma affermare che sia possibile mettere in campo test di misurazione per il secondo aspetto, non è solo inaccettabile, ma è una pretesa che aggiunge all’antipatia l’irritazione. Per favore, non ci prendete tutti per scemi: abbiamo studiato anche noi e sappiamo cosa sia un testo letterario. La ricchezza di un testo letterario (di valore) consiste proprio nella multiformità e inesauribile ricchezza dei suoi significati e delle possibili interpretazioni. Altrimenti l’esegesi e la critica letteraria non esisterebbe o sarebbe riducibile a un prontuario (compilato da un ufficio). 



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
11/05/2013 - Test a km zero? Sì, sono utili. Gli altri no! (Vincenzo Pascuzzi)

"Repetita iuvant" (anche se c’è chi aggiunge …. “sed stufant"). Va ripetuto e ribadito che la questione non è test sì o test no, ma test come e quali. Va chiarito che il test a km zero, cioè predisposto dal docente, sugli argomenti da lui trattati, per gli studenti della sua classe è, o può essere, utile se affiancato ad altre forme di valutazione o di verifica. Invece altra cosa, cosa diversa, estranea è il test (tipo Invalsi) prodotto altrove (in un certo senso industrializzato, rigido, per di più imposto), da autori sconosciuti, estranei all’interazione didattica docente-discenti, che non conoscono i soggetti da testare, né il percorso didattico reale da loro effettuato, né i criteri di valutazione. I test a km zero sono quelli cui si riferisce il prof. Gianfranco Porcelli nel suo commento e in altri scritti (v. ad esempio: http://www.edscuola.it/archivio/stranieri/porcelli.htm). A ciò si aggiunga che Invalsi e Miur hanno sbagliato completamente il loro approccio alla questione, nei confronti di docenti, studenti, famiglie. Sono stati, o sono apparsi, autoritari, sordi, fiscali, ultimativi, affatto disponibili al dialogo, al confronto, alla gestione partecipata e condivisa. Hanno cercato di imporsi per legge o con espedienti. Quindi la reazione, le ostilità, i boicottaggi, gli scioperi.

 
10/05/2013 - L'illusione di "misurare" (Gianfranco Porcelli)

Mi trovo in perfetta sintonia con l'autore. Nel 1975 ho pubblicato uno dei primissimi volumi in italiano sull'uso dei test nel campo di cui mi occupo (le lingue seconde o straniere). Allora era necessario far conoscere al mondo della scuola italiana strumenti complementari (non alternativi!) rispetto alle procedure tradizionali di verifica. Usando strumenti diversi si possono scoprire aspetti diversi di come gli allievi imparano e conoscono. Già allora sottolineavo le cautele del caso e il rischio di assolutizzare punteggi e centili come "misura" di... non si sa che. Oggi più che mai va contrastata la tendenza - anche nell'uso scolastico quotidiano - di produrre test banali a scelta multipla e assumere i risultati come probanti. Purtroppo, con l'attuale orientamento dell'Invalsi, il cattivo esempio viene dall'alto.

 
09/05/2013 - Invalsi stuntman al posto del Miur (Vincenzo Pascuzzi)

Dubito che Invalsi replichi all'articolo, centrato ed esaustivo, di G.I., mentre riconoscerne la fondatezza sarebbe come segare il ramo su cui si è aggrappati o si sta seduti. Forse da Invalsi verrà un’altra intervista ma su aspetti confinanti. Del resto, le osservazioni critiche dovremmo rivolgerle al Miur e non direttamente all'Invalsi, che pur si presta a fare da stuntman per conto del suo ministero. È già qualche anno che G.I. cerca di insegnare l'abc sulle misure a chi non ne vuol sapere. Gli Invalsi sono stati paragonati e spacciati - falsamente - come "metro della sarta", "grand kilo", "termometro", "colesterolo", “fotografia” (1) e chi non era/è d'accordo è stato etichettato come guerrigliero (2), pauroso, refrattario alla valutazione. Per "misura" è stata spacciata qualsiasi arbitraria corrispondenza con i numeri. In più si è arruolato il termine "oggettività". E c'è chi definisce "prove oggettive" (3) quelle che è possibile correggere con una maschera predeterminata che localizza le crocette giuste, tutto il resto delle prove, test o quiz essendo soggettivo e arbitrario. Chiunque, dai 9 o 10 anni in su, può correggere simili “prove oggettive”. Non servirebbero nemmeno i prof, ma convengono perché lavorano gratis, danno serietà, avallano la sceneggiata. (1)http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120509195330 (2)http://gisrael.blogspot.it/2011/06/non-facciamo-dei-test-invalsi-unaltra.html (3)http://www.funzioniobiettivo.it/glossadid/glossario_valutazione.htm