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SCUOLA/ Israel: ecco il "peccato originale" dei valutatori di professione

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Caro direttore,
il dottor Sestito risponde molto civilmente alle critiche rivolte all’Invalsi, dichiarandosi aperto a discutere anche quelle più severe, e di ciò va ringraziato. Ma la sua replica non risponde affatto alle questioni di fondo, anzi, le elude, dando per scontati concetti che sono proprio quelli su cui occorre portare la discussione.

La risposta del dottor Sestito mette in evidenza il peccato originale dell’Invalsi che, se non corretto, può condurre a effetti sempre più devastanti. Questo peccato consiste nel fatto che l’Invalsi non è più soltanto un ufficio operativo, ma un vero e proprio ufficio studi, anzi un centro ideologico che opera sulla base di un serie di assiomi dati per scontati e che sono invece altamente opinabili. È come se l’Invalsi si fosse arrogato un diritto che nessun centro di ricerca si è mai permesso: risolvere in modo definitivo e apodittico questioni centrali e controverse dell’epistemologia della conoscenza e della filosofia della scienza. Per questo esso considera al di sopra di ogni discussione il suo operare; e ne trae la legittimazione per condurre una vera e propria opera di “formazione quadri” (valutatori).

Giorni fa è venuta dai vertici dell’Invalsi la seguente autogiustificazione: noi non misuriamo le conoscenze, bensì le competenze. E il dottor Sestito ribadisce e precisa il compito dell’ente: «misurare le competenze intese come capacità di usare le conoscenze in contesti diversi e non scolastici».

Mi limito qui a richiamare una serie di punti che ho discusso più dettagliatamente in un dibattito sulle competenze comparso su Scuola Democratica poco più di un anno fa.

1) “Misurare”. Permetterà il dottor Sestito, ma questo uso disinvolto del termine “misurare” applicato a entità immateriali è a dir poco perturbante per chi si occupa di storia ed epistemologia della scienza da decenni. Esiste una letteratura sterminata su questa tematica e anche i più arditi sostenitori dell’applicabilità delle metodologie quantitative in uso nelle scienze esatte fuori dal loro campo, hanno sempre ammesso la non misurabilità dei concetti che intervengono nel dominio delle proprietà immateriali. 

La domanda è semplice: “qual è l’unità di misura in gioco?” (nella fattispecie l’unità di misura delle competenze). Evidentemente non esiste. Persino von Neumann che si spinse a introdurre l’idea di “utile” come unità di misura dell’utilità fece macchina indietro dichiarando che l’inconfrontabilità delle “misure” ottenute per soggetti diversi rende impossibile parlare di “misurazione”. So bene che esiste una letteratura pseudo-scientifica che tenta di avallare l’idea che si possa “misurare”, dichiarando “superato” il problema dell’unità di misura. Ma è opportuno parlare di cose serie e seriamente. Difatti, quando ho posto questo problema non ho mai avuto risposta salvo due volte: la prima affermando che l’unità di misura delle competenze sarebbero i test; l’altra quando si è obiettato che anche quando si attribuisce un voto si “misura”.



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COMMENTI
11/05/2013 - Test a km zero? Sì, sono utili. Gli altri no! (Vincenzo Pascuzzi)

"Repetita iuvant" (anche se c’è chi aggiunge …. “sed stufant"). Va ripetuto e ribadito che la questione non è test sì o test no, ma test come e quali. Va chiarito che il test a km zero, cioè predisposto dal docente, sugli argomenti da lui trattati, per gli studenti della sua classe è, o può essere, utile se affiancato ad altre forme di valutazione o di verifica. Invece altra cosa, cosa diversa, estranea è il test (tipo Invalsi) prodotto altrove (in un certo senso industrializzato, rigido, per di più imposto), da autori sconosciuti, estranei all’interazione didattica docente-discenti, che non conoscono i soggetti da testare, né il percorso didattico reale da loro effettuato, né i criteri di valutazione. I test a km zero sono quelli cui si riferisce il prof. Gianfranco Porcelli nel suo commento e in altri scritti (v. ad esempio: http://www.edscuola.it/archivio/stranieri/porcelli.htm). A ciò si aggiunga che Invalsi e Miur hanno sbagliato completamente il loro approccio alla questione, nei confronti di docenti, studenti, famiglie. Sono stati, o sono apparsi, autoritari, sordi, fiscali, ultimativi, affatto disponibili al dialogo, al confronto, alla gestione partecipata e condivisa. Hanno cercato di imporsi per legge o con espedienti. Quindi la reazione, le ostilità, i boicottaggi, gli scioperi.

 
10/05/2013 - L'illusione di "misurare" (Gianfranco Porcelli)

Mi trovo in perfetta sintonia con l'autore. Nel 1975 ho pubblicato uno dei primissimi volumi in italiano sull'uso dei test nel campo di cui mi occupo (le lingue seconde o straniere). Allora era necessario far conoscere al mondo della scuola italiana strumenti complementari (non alternativi!) rispetto alle procedure tradizionali di verifica. Usando strumenti diversi si possono scoprire aspetti diversi di come gli allievi imparano e conoscono. Già allora sottolineavo le cautele del caso e il rischio di assolutizzare punteggi e centili come "misura" di... non si sa che. Oggi più che mai va contrastata la tendenza - anche nell'uso scolastico quotidiano - di produrre test banali a scelta multipla e assumere i risultati come probanti. Purtroppo, con l'attuale orientamento dell'Invalsi, il cattivo esempio viene dall'alto.

 
09/05/2013 - Invalsi stuntman al posto del Miur (Vincenzo Pascuzzi)

Dubito che Invalsi replichi all'articolo, centrato ed esaustivo, di G.I., mentre riconoscerne la fondatezza sarebbe come segare il ramo su cui si è aggrappati o si sta seduti. Forse da Invalsi verrà un’altra intervista ma su aspetti confinanti. Del resto, le osservazioni critiche dovremmo rivolgerle al Miur e non direttamente all'Invalsi, che pur si presta a fare da stuntman per conto del suo ministero. È già qualche anno che G.I. cerca di insegnare l'abc sulle misure a chi non ne vuol sapere. Gli Invalsi sono stati paragonati e spacciati - falsamente - come "metro della sarta", "grand kilo", "termometro", "colesterolo", “fotografia” (1) e chi non era/è d'accordo è stato etichettato come guerrigliero (2), pauroso, refrattario alla valutazione. Per "misura" è stata spacciata qualsiasi arbitraria corrispondenza con i numeri. In più si è arruolato il termine "oggettività". E c'è chi definisce "prove oggettive" (3) quelle che è possibile correggere con una maschera predeterminata che localizza le crocette giuste, tutto il resto delle prove, test o quiz essendo soggettivo e arbitrario. Chiunque, dai 9 o 10 anni in su, può correggere simili “prove oggettive”. Non servirebbero nemmeno i prof, ma convengono perché lavorano gratis, danno serietà, avallano la sceneggiata. (1)http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120509195330 (2)http://gisrael.blogspot.it/2011/06/non-facciamo-dei-test-invalsi-unaltra.html (3)http://www.funzioniobiettivo.it/glossadid/glossario_valutazione.htm