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SCUOLA/ Israel: ecco il "peccato originale" dei valutatori di professione

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Non esiste un’interpretazione univoca di un testo e spesso lo studente più intelligente è proprio quello che vorrebbe apporre più di un crocetta sulle varie alternative di risposta, o non ne vorrebbe apporre alcuna perché nessuna corrisponde all’idea che si è fatta del senso del testo. Ho esemplificato in vari casi l’assurdità di certi test di comprensione di un brano letterario e non ho avuto alcuna risposta, se non la vaga difesa che si trattava di verificare soltanto la comprensione testuale. Ma non è così, e non soltanto perché i test mirano a ben altro, ma anche perché l’intento è molto più ambizioso: “analisi” del testo e addirittura “riflessione metalinguistica”.

Come definire, se non molto severamente, l’idea che ci sia un gruppo di persone che si arroga il diritto di sentenziare qual è il significato dei primi versi della Ginestra di Leopardi o quali sono i sentimenti dell’Innominato, e su questa base di valutare i candidati?

Ripeto: è l’ergersi a centro dispensatore di precetti apodittici che riguardano nientemeno che i pilastri dei processi di conoscenza, che rende francamente insopportabile l’agire dell’Invalsi per chiunque creda ancora nell’autonomia intellettuale e nella libertà di pensiero (e, di conseguenza, nella libertà d’insegnamento). Con quale diritto ci si costringe a sentir parlare certi consulenti dell’Invalsi di “matematica argomentativa”, di “advanced mathematical thinking” (l’inglese è un passaporto per tutto) o di consimili idee strampalate offerte come verità stabilite per decreto legge? 

Questa è cultura di Stato, roba che può affermarsi soltanto in un paese che non ha interiorizzato una visione liberale e aperta della cultura e che è ancora oppresso da un dirigismo di stampo bottaiano.

Si richiede un po’ più di riflessione e di cautela e, soprattutto, un po’ più di modestia.

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(Segue una Nota di Daniela Bertocchi, 19 maggio 2013)

In questo mio breve intervento non commenterò l’articolo e le idee del Prof. Israel su quello che è possibile, o non è possibile, “misurare” e su quelli che sono, o non sono, i peccati originali dei valutatori di professione. Mi limiterò a rispondere alle calunnie sul mio conto che, non so per quale motivo, Giorgio Israel ha pensato bene di inserire nel suo articolo, in particolare nell’ultimo paragrafo di pagina 3. Non è mia abitudine usare il sarcasmo per distruggere professionalmente persone che neppure conosco e quindi non chiederò al Prof. Israel di documentare le sue competenze specifiche, in ambito linguistico e letterario, e le sue pubblicazioni in merito, che gli permettono di discettare sull’esegesi e la critica letteraria, tirando in ballo triti luoghi comuni. Prendo atto che sono “antipatica” al Prof. Israel e che anzi il mio modo di parlare di competenze “aggiunge all’antipatia l’irritazione”. Mi dispiace, anche perché io non ho affatto affermato ciò che viene riportato come virgolettato (peraltro di seconda mano, ripreso da un commento di un lettore a un articolo precedente). C’è un modo molto semplice per ascoltare quello che ho realmente detto e che ora riporterò: basta andare alla registrazione della presentazione avvenuta il 4 aprile e videoregistrata, di cui questo è il link: http://www.invalsi.it/invalsi/istituto.php?page=eventi . Ora io ho affermato quanto segue (questo sì, letteralmente): «Le competenze costitutive della padronanza linguistica riguardano sia l’interazione sia la produzione e l’ascolto orale sia la lettura sia la scrittura». La distinzione in quattro competenze linguistiche (ascoltare; parlare e interagire; leggere; scrivere) è stata elaborata da moltissimi anni ed è presente in importanti pubblicazioni sia italiane sia internazionali, a cominciare dalle classiche ricerche dei Proff. Freddi, Balboni e Vedovelli, che ha anche analizzato un importantissimo testo del Consiglio d’Europa, il “Quadro comune europeo di riferimento per le lingue: apprendimento insegnamento valutazione”, pubblicato nel 2001 dopo trent’anni di ricerca e studio. Tutti studiosi di linguistica che sulle competenze linguistiche ne sanno qualcosa di più del Prof. Israel. O no? Questa categorizzazione delle competenze linguistiche è adottata da molti anni anche in testi normativi italiani (ad esempio già nei “Programmi per la scuola media” del 1979, nelle “Indicazioni nazionali per il primo ciclo di istruzione” del 2007, come pure nelle nuove Indicazioni nazionali del 2012). Il mio discorso è continuato così: dopo aver detto che per motivi tecnici, in particolare in una prova censuaria, non era possibile verificare (non “misurare”) tutte le competenze linguistiche, ho affermato «le competenze che si possono realmente rilevare in questo tipo di prova sono tutte quelle che afferiscono alla lettura dei testi e alla riflessione linguistica». In tutto il mio intervento io non ho mai usato la parola “misurare”: credo che basti consultare un dizionario per scoprire quali sono le differenze tra “misurare” e “rilevare, verificare, valutare”, che sono i verbi che io ho usato. Secondo punto: sinceramente non so che cosa abbia voluto dire Israel con l’affermazione che lei (cioè io) “forse dovrebbe rassegnarsi a non presentarsi come una sintesi di Saussure, Cassirer e Chomsky… è troppo anche per lei”. Immagino che volesse dire che non solo sono ignorante, ma anche presuntuosa. Aspetto che il Prof. Israel dimostri, documenti alla mano, quando e come mi sono presentata come una sintesi dei tre insigni studiosi. Questa affermazione lede gravemente la mia serietà e affidabilità professionale, che è il mio unico patrimonio, e mi aspetto da Giorgio Israel delle scuse pubbliche, in mancanza delle quali dovrò procedere a tutela della mia onorabilità. Terzo punto: io non sono un “valutatore di professione”. Per trent’anni ho insegnato italiano, nella scuola media e al liceo, e contemporaneamente ho fatto ricerca e divulgazione sull’educazione linguistica e sulla didattica della lingua, compresa naturalmente la valutazione: a dimostrarlo c’è il mio curricolo e soprattutto le mie pubblicazioni. Ringrazio ilsussidiario che mi ha dato, sia pure con parecchio ritardo, questa possibilità di replica, in cui ho cercato di ricostruire la realtà dei fatti, ampiamente documentati. Chi fa ricerca, chi scrive lo fa, credo, per dare un contributo al progresso culturale, e giustamente porta le sue argomentazioni, anche con forza. Ma non si abbassa mai all’insulto personale e alla calunnia.

Daniela Bertocchi
18 maggio 2013



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COMMENTI
11/05/2013 - Test a km zero? Sì, sono utili. Gli altri no! (Vincenzo Pascuzzi)

"Repetita iuvant" (anche se c’è chi aggiunge …. “sed stufant"). Va ripetuto e ribadito che la questione non è test sì o test no, ma test come e quali. Va chiarito che il test a km zero, cioè predisposto dal docente, sugli argomenti da lui trattati, per gli studenti della sua classe è, o può essere, utile se affiancato ad altre forme di valutazione o di verifica. Invece altra cosa, cosa diversa, estranea è il test (tipo Invalsi) prodotto altrove (in un certo senso industrializzato, rigido, per di più imposto), da autori sconosciuti, estranei all’interazione didattica docente-discenti, che non conoscono i soggetti da testare, né il percorso didattico reale da loro effettuato, né i criteri di valutazione. I test a km zero sono quelli cui si riferisce il prof. Gianfranco Porcelli nel suo commento e in altri scritti (v. ad esempio: http://www.edscuola.it/archivio/stranieri/porcelli.htm). A ciò si aggiunga che Invalsi e Miur hanno sbagliato completamente il loro approccio alla questione, nei confronti di docenti, studenti, famiglie. Sono stati, o sono apparsi, autoritari, sordi, fiscali, ultimativi, affatto disponibili al dialogo, al confronto, alla gestione partecipata e condivisa. Hanno cercato di imporsi per legge o con espedienti. Quindi la reazione, le ostilità, i boicottaggi, gli scioperi.

 
10/05/2013 - L'illusione di "misurare" (Gianfranco Porcelli)

Mi trovo in perfetta sintonia con l'autore. Nel 1975 ho pubblicato uno dei primissimi volumi in italiano sull'uso dei test nel campo di cui mi occupo (le lingue seconde o straniere). Allora era necessario far conoscere al mondo della scuola italiana strumenti complementari (non alternativi!) rispetto alle procedure tradizionali di verifica. Usando strumenti diversi si possono scoprire aspetti diversi di come gli allievi imparano e conoscono. Già allora sottolineavo le cautele del caso e il rischio di assolutizzare punteggi e centili come "misura" di... non si sa che. Oggi più che mai va contrastata la tendenza - anche nell'uso scolastico quotidiano - di produrre test banali a scelta multipla e assumere i risultati come probanti. Purtroppo, con l'attuale orientamento dell'Invalsi, il cattivo esempio viene dall'alto.

 
09/05/2013 - Invalsi stuntman al posto del Miur (Vincenzo Pascuzzi)

Dubito che Invalsi replichi all'articolo, centrato ed esaustivo, di G.I., mentre riconoscerne la fondatezza sarebbe come segare il ramo su cui si è aggrappati o si sta seduti. Forse da Invalsi verrà un’altra intervista ma su aspetti confinanti. Del resto, le osservazioni critiche dovremmo rivolgerle al Miur e non direttamente all'Invalsi, che pur si presta a fare da stuntman per conto del suo ministero. È già qualche anno che G.I. cerca di insegnare l'abc sulle misure a chi non ne vuol sapere. Gli Invalsi sono stati paragonati e spacciati - falsamente - come "metro della sarta", "grand kilo", "termometro", "colesterolo", “fotografia” (1) e chi non era/è d'accordo è stato etichettato come guerrigliero (2), pauroso, refrattario alla valutazione. Per "misura" è stata spacciata qualsiasi arbitraria corrispondenza con i numeri. In più si è arruolato il termine "oggettività". E c'è chi definisce "prove oggettive" (3) quelle che è possibile correggere con una maschera predeterminata che localizza le crocette giuste, tutto il resto delle prove, test o quiz essendo soggettivo e arbitrario. Chiunque, dai 9 o 10 anni in su, può correggere simili “prove oggettive”. Non servirebbero nemmeno i prof, ma convengono perché lavorano gratis, danno serietà, avallano la sceneggiata. (1)http://www.retescuole.net/contenuto?id=20120509195330 (2)http://gisrael.blogspot.it/2011/06/non-facciamo-dei-test-invalsi-unaltra.html (3)http://www.funzioniobiettivo.it/glossadid/glossario_valutazione.htm