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SCUOLA/ L’"illuminismo" della Carrozza all'esame dei prof

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)

In pratica, poste le premesse, sono tre le tipologie di azione che il ministro intende utilizzare per risolvere le varie impasse di cui soffre l’organismo elefantiaco che dovrebbe prendersi cura dei giovani, e non lo fa. Non lo fa perché disperde capitale umano (alto tasso degli abbandoni scolastici), perché è poco coeso al livello dei rapporti Stato-Regioni, perché è in alcuni casi discutibile quanto alla preparazione che fornisce (vedi i riferimenti alla qualità degli apprendimenti in Italia, dedotti dalle immancabili statistiche Invalsi e Ocse-Pisa). 

Le tre forme di soluzione sono enunciate come: interventi di sistema (comprendenti l’edilizia scolastica e il sostegno all’autonomia delle scuole); interventi per il personale della scuola e per i precari; interventi per gli studenti. È in questi campi che si esprime con maggiore chiarezza la filosofia del ministro, una sorta di “organizzativismo illuminato” che intende innovare e riconoscere, senza sovvertire la macchina dalle fondamenta. Sul tema dell’autonomia delle scuole, il pensiero del ministro è chiaro: il percorso non è ancora sufficientemente sviluppato e per questa ragione occorre procedere a costruire l’organico funzionale (ossia l’organico stabile di istituto) e aumentare il fondo economico di cui le scuole possano dotarsi (da 8 euro per alunno a 20-25) per poi valutarle per come l’hanno speso. Sul versante degli insegnanti sono espresse intenzioni allo stesso modo interessanti: si dovrà procedere a nuove modalità di sviluppo di carriera dei docenti con l’avvio di un sistema di valutazione delle prestazioni professionali collegato ad una progressione di carriera e svincolato dalla mera anzianità di servizio. Alcune posizioni organizzative e figure di sistema che si sono venute a creare tra i docenti, dice il ministro, potrebbero già essere valorizzate tramite punteggi aggiuntivi che possono pesare in qualche modo nelle procedure di selezione dei dirigenti scolastici e dei direttori dei servizi. 

Sulle nuove forme di reclutamento dei dirigenti e dei docenti (compreso il Tfa) si preannuncia una successiva fase di riflessione, mentre sulla formazione in servizio ci si può avvalere delle iniziative già messe in cantiere dalle scuole, dalle reti o associazioni di scuole (dalle associazioni dei docenti no, ministro?). 

In ultima istanza, la politica relativa agli organici del personale dovrebbe portare ad un nuovo piano di assunzioni nel triennio 2014/17 di 44mila unità, mentre sul versante degli studenti si vorrebbe potenziare il tempo pieno e prolungare la scuola al pomeriggio nel primo ciclo (era un obiettivo dei saggi di Napolitano) per “sperimentare metodologie didattiche innovative”.



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