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SCUOLA/ L’"illuminismo" della Carrozza all'esame dei prof

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)

Le linee programmatiche su scuola e università presentate dal ministro Carrozza nella recente audizione davanti alle Commissioni riunite di Camera e Senato sono in sintonia con le varie anticipazioni offerte dalla responsabile ultima di Viale Trastevere sui social network. E tuttavia per l’ampiezza e l’organica disposizione, tale agenda di intenti presenta nuovi motivi di riflessione e di valutazione. 

Non mancano, occorre riconoscerlo (ci riferiamo specificamente alla parte dedicata alla scuola), numerosi spunti innovativi che fanno tesoro del dibattito sulla politica scolastica degli ultimi governi, in rapporto alle reali necessità della scuola. Uno per tutti è desumibile dalla seguente affermazione inserita nel paragrafo “Istruzione”: “Le scuole ogni giorno rispondono ad una domanda complessa e diffusa di educazione, che arriva dai ragazzi stessi, dalla società, dai genitori…”. Con questo si vuole riconoscere che la scuola è investita da una domanda che comprende l’apprendimento, ma anche il senso di un impegno che apre alla vita. 

Questa immagine di scuola come ambiente vitale che risponde ad un bisogno di costruzione di personalità senza essere solo uno strumento di trasmissione di meccanismi sociali, in alcuni casi emerge. Quantomeno in due direzioni. 

La prima è una prospettiva di sistema che legittima l’esistenza in Italia di un ordinamento scolastico “pubblico di istruzione, composto dalle scuole statali e dalle scuole paritarie”. Il passaggio in questione fa anche riferimento alla legge 62 del 2000 (legge Berlinguer) e al finanziamento verso le scuole paritarie che ricevono l’1,2% della spesa relativa alle statali, a fronte di una platea di alunni da esse accolte corrispondente al 12% della popolazione scolastica. 

La seconda direzione concerne il ruolo dei docenti, il cui lavoro è da valorizzare e riconoscere perché assolve “funzioni educative generali”, espressione bruttina che comunque richiama la responsabilità di tanti insegnanti che abbracciano l’intera condizione dei giovani (talvolta delle famiglie) con i quali sono messi a contatto tra i banchi. 

Si tratta di affermazioni non di poco conto, perché nel primo caso (sistema integrato) si mostra la volontà di uscire da decenni di laicismo svigorito e ideologico per schiudersi ad una idea di scuola che nasce dal basso e non è una forma di inquadramento che lo Stato esercita nei confronti dei cittadini. Nel secondo caso (il nesso con gli insegnanti) si vuole probabilmente additare l’opportunità che si diffondano esperienze di docenti che non si limitano a fare il loro dovere di impiegati statali, ma che in quanto persone vive si confrontano con le “fatiche di crescere” delle nuove generazioni con una proposta globalmente interessante. 



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