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UNIVERSITA'/ Moriremo di burocrazia? Lettera aperta al ministro Carrozza

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Tutto questo, signor ministro, è semplicemente offensivo, oltre che ridicolo. Una struttura simile sarebbe capace di paralizzare una grande azienda, che non si sognerebbe mai di migliorare la qualità in questo modo: figuriamoci un gruppo di una decina di persone. Se un singolo si comportasse così, lo si porterebbe da un bravo psicoanalista con la diagnosi evidente di nevrosi ossessivo-compulsiva. Ora la nevrosi collettiva ci viene imposta per legge.

Faccio un altro esempio. Ormai da diversi anni si insiste sull’esistenza di «requisiti minimi» per un corso di laurea. Sacrosanto, ovviamente: un corso senza abbastanza docenti e senza competenze adatte è una truffa nei confronti degli studenti e va chiuso immediatamente. Il problema è il modo in cui bisogna accertare tali requisiti minimi. Taccio sul modo astruso in cui siamo stati costretti a calcolare la «Didattica sostenibile» e su perle simili. Mi soffermo solo su un particolare, per dar l’idea (anche in questo caso al lettore profano) di quale sia la logica ottusa che si nasconde dietro certi algoritmi. 

Immaginiamo un corso di laurea in Filosofia che si arricchisce con competenze trasversali: un’ottima filosofa del diritto viene ad insegnare bioetica, un ottimo storico della letteratura latina viene ad insegnare la storia della tradizione classica. Due begli esempi di interdisciplinarietà, che colleghi e studenti apprezzano moltissimo. Inoltre (per parlare in “Miurese”) tutti e quattro i settori coinvolti sono «caratterizzanti». Andiamo ad inserire i dati nel sito dell’Ava e (sorpresa!) accanto ai nomi dei brillanti colleghi compare un avviso in rosso: dato che la disciplina che insegnano non è nel loro personale settore (pur essendo l’una e l’altra, ripeto, caratterizzanti del corso di laurea), il loro valore per le norme Ava è zero. Una svista? 

Macché. Un’apposita voce delle Faq nel sito dell’Anvur mi spiega con fare didascalico che tutto ciò è intenzionale: «Il principio ispiratore che guida questo indicatore è che il docente di riferimento deve essere “competente” sul Corso di studio in modo da poterne seguire la progettazione, lo svolgimento e la verifica (cioè l’Aq del corso)». Dunque: i suddetti docenti sono “incompetenti”, così ha deciso l’Anvur. Anzi: valgono meno di un cancellino per la lavagna, la cui presenza può perlomeno essere segnalata come titolo di merito (nel quadro B4 della SUA, di cui ora Le parlerò). Signor Ministro, esagero se dico che tutto questo è stupido e arrogante? È così che vogliamo assicurare la qualità dell’università italiana?

Passiamo ora agli strumenti usati. Siamo nell’era dei nativi digitali, è logico che i dati siano raccolti in modo informatico. In effetti, da settimane tutti i corsi di laurea sono impegnati nella compilazione della scheda SUA, che è il grande serbatoio in cui confluiscono e sono verificati i dati che dovrebbero attestare la qualità. Posso permettermi di chiederLe a quali collaudi e quali prove di usabilità è stato sottoposto questo sito, e con quali risultati, prima di essere imposto a noi docenti universitari e al nostro personale amministrativo? Non ci sarebbe nulla di male nel rendere pubblici questi rapporti. Il problema è che dubito che esistano. 



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COMMENTI
23/06/2013 - Bravo Salmeri (Michele Bernardini)

La lettera aperta al ministro Carrozza trova la mia incondizionata adesione. Sono anche io presidente di un corso di laurea e ritengo che negli anni siamo stati costretti a fare i burocrati con un danno gravissimo per il sistema universitario. L'astrusità del sistema è palese. Mi sono sempre chiesto se tutto ciò sia voluto o meno. Le recenti posizioni del Presidente del Consiglio e il promettente pragmatismo del ministro Carrozza sembrano mostrare nuove strade da percorrere. Spero che sapranno prendere in considerazione la lettera di Salmeri che condivido al cento per cento. Michele Bernardini - Coordinatore del Corso di laurea in Lingue e Culture Orientali e Africane, Università di Napoli "l'Orientale".

 
12/06/2013 - L'incubo si è autogenerato? III parte (Franco Labella)

Bene, allora gentile ministro Carrozza le preannuncio che dopo che avrò letto la sua risposta a Salmeri ci proverò anch’io a scriverle sul Diritto da ripristinare in tutti i sensi. Ps: conosco, per via fiduciaria e riservata, una vicenda kafkiana che provo a sintetizzare chiedendo di credermi (non credo di aver scritto finora fesserie o falsità) senza dover fornire dettagli o riscontri. La vicenda: casualmente (nel senso che non riceve alcuna comunicazione formale o informale) uno studente scopre di non aver avuto la convalida di un esame. Richiesta una spiegazione gli viene detto che un certo mese non si possono sostenere esami validamente. “Ma la data dell’appello d’esame non l’ho certo stabilita io e poi non c’è scritto da nessuna parte questa cosa che dite”. Risposta “la consuetudine è questa”. Lo studente non studierà più in Italia. Fuggirà all’estero. L'ha deciso e lo farà. Sperando che non legga pure l'articolo del prof. Salmeri. Perché se è così l'aereo, temo, lo prenderà pure prima di quando stabilito. Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
12/06/2013 - L'incubo si è autogenerato? II parte (Franco Labella)

Anch’io, da tempo, mi interrogo sulla necessità di scrivere una lettera aperta al Ministro e stavo pensando di replicare con Carrozza quello che avevo già provato a fare, con una lettera aperta in forma di rubrica periodica, con Gelmini e Profumo. Il tema sarebbe pure di stretta attualità perché coinvolgerebbe l’attuale stato della partecipazione democratica dei cittadini con annessi e connessi. Sarebbe, cioè, la domanda, decisamente meno problematica rispetto alla complessità di Salmeri, sul perché non ci si decida a ripristinare lo studio del Diritto, abolito dalla Gelmini, nelle scuole superiori italiane. Finora mi ha frenato la convinzione che i ministri, in genere, seguono poco il dibattito della gente comune sui mezzi comuni di informazione e comunicazione. Poi, ora, ho letto, l’intervento del prof. Salmeri e mi sono detto che se un docente universitario e non un comune mortale docente delle superiori scrive, fiducioso, al ministro c’è qualche speranza. (continua)

 
12/06/2013 - L'incubo si è autogenerato? (Franco Labella)

In genere evito di commentare su quello che conosco poco (Università) e quindi la prima reazione, dopo la lettura, è stata di non scrivere. Poi, però, mi sono posto qualche domanda ad alta voce e perciò ho deciso di scrivere. Spesso mi capita di leggere invettive contro la burocrazia che nascondono, in realtà, una vera e propria intolleranza alle regole. Questa volta, però, devo ammettere che non si tratta di questo almeno per quel che conosco, letto e ritrovato persino in un certo "miurese" come ben lo definisce Salmeri. La prima domanda ad alta voce l'ho espressa nel titolo ed aggiungo che certe produzioni normative sono come concrezioni sedimentate nel tempo ma altre sono databili in un tempo relativamente recente. Perché scrivo questo? Ma perchè se non consideriamo la responsabilità della Gelmini che, curriculum alla mano, aveva col mondo della scuola e l'università (tacendo per rispetto al Gran Sasso della Ricerca) la stessa prossimità che ho io con la Fisica teorica, l'ultimo responsabile politico è stato uno stimato professore universitario ed ex Rettore. Non si è accorto di nulla? Un ministro "tecnico" poco tecnico? Se devo giudicare dal disastro del bonus sembrebbe di sì. La seconda domanda ad alta voce è: ma a parte le lettere aperte, il mondo accademico non riesce ad interloquire in altro modo con la struttura decisionale? Perché se è così, in parte mi consolo: pensavo che l'incomunicabilità fosse solo appannaggio della scuola. (continua)