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UNIVERSITA'/ Moriremo di burocrazia? Lettera aperta al ministro Carrozza

Pubblicazione:martedì 11 giugno 2013

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Per esempio: già si doveva indicare la professione a cui prepara il corso di laurea (fu così che scoprii che per una laurea triennale non si possono indicare professioni intellettuali, ma solo «tecniche», tra le quali potevo però scegliere anche quella del «frate»: cliccare per credere, codice Istat 3.4.5.5.0). Ora, oltre a ciò (quadro A2.b) bisogna anche specificare: la «funzione in un contesto di lavoro», le «competenze associate alla funzione», gli «sbocchi professionali» (quadro A.2a; tra l’altro non capisco la differenza tra «professione a cui si prepara» e «sbocco professionale», neppure le Faq dell’Anvur mi hanno rischiarato la mente); ovviamente, il tutto solo dopo aver accuratamente riferito della «Consultazione con le organizzazioni rappresentative − a livello nazionale e internazionale − della produzione di beni e servizi, delle professioni» (quadro A1). 

Andiamo avanti. Esplicitare gli obiettivi formativi del corso di laurea? Ottima idea. Posso umilmente suggerire che è invece idiota costringere a scrivere contorti trattatelli vivisezionando tra «Risultati di apprendimento attesi», «Conoscenza e comprensione», «Capacità di applicare conoscenza e comprensione», «Autonomia di giudizio», «Abilità comunicative», «Capacità di apprendimento» (quadro A4.b e A4.c)? e che poi, ciò che è avvenuto quest’anno, è un vero delirio chiedere che tutto questo venga fatto per ogni singolo insegnamento, in più distinguendo tra «programma», «obiettivi», «metodologie», «strumenti di verifica»? 

Signor ministro, è questo il modo in cui vogliamo comunicare informazioni chiare ed efficaci ai nostri futuri e attuali studenti? È così che intendiamo mostrare che cosa siano le nostre discipline e cerchiamo di suscitare interesse ed entusiasmo? Ma i nostri futuri e attuali studenti (le «coorti», nella neolingua Anvuriana) si ostinano a pensare che un corso di laurea non sia come un frullatore che si sceglie consultando le tabelle comparative su Internet, e cercano sempre (anche attraverso Internet, ovviamente) un incontro umano, un’esperienza, un consiglio, un orizzonte di vita. Dei blateramenti pseudo-economici e pseudo-pedagogici non sanno che farsene (credo che neppure gli zii se ne facciano nulla, ma mi informerò meglio).

Non vado oltre con gli esempi, perché mi auguro che siano sufficienti. Mi accorgo di aver ripetutamente parlato di «offese» e della necessità di un maggiore rispetto. Non sono un vecchio barone (sono un suo coetaneo, peraltro), né credo di avere un carattere particolarmente suscettibile. Solo credo che il lavoro che più o meno bene svolgo sia qualcosa di nobile, di importante, e anche di decisivo per il futuro di una nazione. Non ho alcun timore di essere valutato e criticato, come non lo ha, lei lo sa bene, la grande maggioranza dei miei colleghi. 


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COMMENTI
23/06/2013 - Bravo Salmeri (Michele Bernardini)

La lettera aperta al ministro Carrozza trova la mia incondizionata adesione. Sono anche io presidente di un corso di laurea e ritengo che negli anni siamo stati costretti a fare i burocrati con un danno gravissimo per il sistema universitario. L'astrusità del sistema è palese. Mi sono sempre chiesto se tutto ciò sia voluto o meno. Le recenti posizioni del Presidente del Consiglio e il promettente pragmatismo del ministro Carrozza sembrano mostrare nuove strade da percorrere. Spero che sapranno prendere in considerazione la lettera di Salmeri che condivido al cento per cento. Michele Bernardini - Coordinatore del Corso di laurea in Lingue e Culture Orientali e Africane, Università di Napoli "l'Orientale".

 
12/06/2013 - L'incubo si è autogenerato? III parte (Franco Labella)

Bene, allora gentile ministro Carrozza le preannuncio che dopo che avrò letto la sua risposta a Salmeri ci proverò anch’io a scriverle sul Diritto da ripristinare in tutti i sensi. Ps: conosco, per via fiduciaria e riservata, una vicenda kafkiana che provo a sintetizzare chiedendo di credermi (non credo di aver scritto finora fesserie o falsità) senza dover fornire dettagli o riscontri. La vicenda: casualmente (nel senso che non riceve alcuna comunicazione formale o informale) uno studente scopre di non aver avuto la convalida di un esame. Richiesta una spiegazione gli viene detto che un certo mese non si possono sostenere esami validamente. “Ma la data dell’appello d’esame non l’ho certo stabilita io e poi non c’è scritto da nessuna parte questa cosa che dite”. Risposta “la consuetudine è questa”. Lo studente non studierà più in Italia. Fuggirà all’estero. L'ha deciso e lo farà. Sperando che non legga pure l'articolo del prof. Salmeri. Perché se è così l'aereo, temo, lo prenderà pure prima di quando stabilito. Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
12/06/2013 - L'incubo si è autogenerato? II parte (Franco Labella)

Anch’io, da tempo, mi interrogo sulla necessità di scrivere una lettera aperta al Ministro e stavo pensando di replicare con Carrozza quello che avevo già provato a fare, con una lettera aperta in forma di rubrica periodica, con Gelmini e Profumo. Il tema sarebbe pure di stretta attualità perché coinvolgerebbe l’attuale stato della partecipazione democratica dei cittadini con annessi e connessi. Sarebbe, cioè, la domanda, decisamente meno problematica rispetto alla complessità di Salmeri, sul perché non ci si decida a ripristinare lo studio del Diritto, abolito dalla Gelmini, nelle scuole superiori italiane. Finora mi ha frenato la convinzione che i ministri, in genere, seguono poco il dibattito della gente comune sui mezzi comuni di informazione e comunicazione. Poi, ora, ho letto, l’intervento del prof. Salmeri e mi sono detto che se un docente universitario e non un comune mortale docente delle superiori scrive, fiducioso, al ministro c’è qualche speranza. (continua)

 
12/06/2013 - L'incubo si è autogenerato? (Franco Labella)

In genere evito di commentare su quello che conosco poco (Università) e quindi la prima reazione, dopo la lettura, è stata di non scrivere. Poi, però, mi sono posto qualche domanda ad alta voce e perciò ho deciso di scrivere. Spesso mi capita di leggere invettive contro la burocrazia che nascondono, in realtà, una vera e propria intolleranza alle regole. Questa volta, però, devo ammettere che non si tratta di questo almeno per quel che conosco, letto e ritrovato persino in un certo "miurese" come ben lo definisce Salmeri. La prima domanda ad alta voce l'ho espressa nel titolo ed aggiungo che certe produzioni normative sono come concrezioni sedimentate nel tempo ma altre sono databili in un tempo relativamente recente. Perché scrivo questo? Ma perchè se non consideriamo la responsabilità della Gelmini che, curriculum alla mano, aveva col mondo della scuola e l'università (tacendo per rispetto al Gran Sasso della Ricerca) la stessa prossimità che ho io con la Fisica teorica, l'ultimo responsabile politico è stato uno stimato professore universitario ed ex Rettore. Non si è accorto di nulla? Un ministro "tecnico" poco tecnico? Se devo giudicare dal disastro del bonus sembrebbe di sì. La seconda domanda ad alta voce è: ma a parte le lettere aperte, il mondo accademico non riesce ad interloquire in altro modo con la struttura decisionale? Perché se è così, in parte mi consolo: pensavo che l'incomunicabilità fosse solo appannaggio della scuola. (continua)