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UNIVERSITA'/ Moriremo di burocrazia? Lettera aperta al ministro Carrozza

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Solo desideriamo che il nostro lavoro venga riconosciuto in quanto tale. Il nostro lavoro è studiare, scrivere, fare lezione, seguire tesi di laurea, dialogare con i nostri studenti, creare occasioni di discussione: non occupare settimane a decifrare leggi fumose e contraddittorie, a partecipare ad interminabili riunioni di indottrinamento amministrativo, a compilare moduli, a dare la caccia alle Faq dell’Anvur, a combattere con il sito della SUA. Quando siamo in un’aula, noi cerchiamo di «insegnare», non di «erogare didattica» (faccio fatica a far credere ai miei amici che questa è la terminologia usata dal ministero. Lei che, oltre che responsabile dell’Università, è anche toscana, potrebbe spiegare a chi di dovere che questa espressione è volgare e sgrammaticata nel bel Paese dove ’l sì suona?) Credo che lei capisca quanto sia frustrante mandar via uno studente, non riuscire a rispondergli, leggiucchiare distrattamente la sua tesi, mancare le occasioni di presentazione del corso di laurea, improvvisare le lezioni, non riuscire a terminare articoli, perché il proprio tempo è divorato da altre cose: cose che non solo non c’entrano nulla con il nostro lavoro, ma che nessuno ha mai empiricamente dimostrato che portino alcun vantaggio né ai docenti né agli studenti e sulle quali, in quest’epoca di euforia da sondaggi, nessuno mai ci ha chiesto il benché minimo parere. È solo questo che mi fa sentire offeso, stanco, deluso.

Signor ministro, è vero che accettare un incarico di governo ha la spiacevole conseguenza di diventare responsabili di decisioni altrui. Ma è anche vero che lei ora si trova in una posizione fortunatissima: quella di poter aprire sùbito e a costo zero una nuova stagione per l’università, semplicemente cancellando il delirio burocratico che la sta travolgendo. Non è tutto, ma è molto. Abolire l’Imu costa moltissimo, sospendere l’Ava non solo non costa nulla, ma libera risorse enormi: faccia stimare, la prego, quanta perdita economica, in termini di migliaia di ore di lavoro impiegate, stanno causando le normative attuali. 

Se nell’attuale contingenza non si possono ottenere più fondi, perlomeno le nostre forze, quelle del nostro personale amministrativo e anche quelle dei nostri studenti non vadano sprecate. L’Ava non è un primo strumento perfezionabile: è una mostruosità da sospendere prima che sia troppo tardi. Solo dopo si potrà ripartire da zero: formulando criteri minimi chiari e rigorosi che potranno racchiudersi in qualche riga, semplificando radicalmente le norme sui corsi di studio, archiviando l’illusione che una formula possa sostituire la valutazione umana, e soprattutto smettendola con un centralismo che solo nelle peggiori dittature finora si era visto.

Le assicuro che se ci consulterà e ci darà fiducia (a tutti: docenti e studenti) saremo felici di dare un contributo positivo, di avanzare proposte alternative, e di dedicare le nostre forze all’unica cosa che che ci sta a cuore: il ruolo culturale, umano e sociale dell’università.

La ringrazio dell’attenzione e La saluto cordialmente,
Giovanni Salmeri
Presidente del Corso di laurea in Filosofia, Università di Roma Tor Vergata



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COMMENTI
23/06/2013 - Bravo Salmeri (Michele Bernardini)

La lettera aperta al ministro Carrozza trova la mia incondizionata adesione. Sono anche io presidente di un corso di laurea e ritengo che negli anni siamo stati costretti a fare i burocrati con un danno gravissimo per il sistema universitario. L'astrusità del sistema è palese. Mi sono sempre chiesto se tutto ciò sia voluto o meno. Le recenti posizioni del Presidente del Consiglio e il promettente pragmatismo del ministro Carrozza sembrano mostrare nuove strade da percorrere. Spero che sapranno prendere in considerazione la lettera di Salmeri che condivido al cento per cento. Michele Bernardini - Coordinatore del Corso di laurea in Lingue e Culture Orientali e Africane, Università di Napoli "l'Orientale".

 
12/06/2013 - L'incubo si è autogenerato? III parte (Franco Labella)

Bene, allora gentile ministro Carrozza le preannuncio che dopo che avrò letto la sua risposta a Salmeri ci proverò anch’io a scriverle sul Diritto da ripristinare in tutti i sensi. Ps: conosco, per via fiduciaria e riservata, una vicenda kafkiana che provo a sintetizzare chiedendo di credermi (non credo di aver scritto finora fesserie o falsità) senza dover fornire dettagli o riscontri. La vicenda: casualmente (nel senso che non riceve alcuna comunicazione formale o informale) uno studente scopre di non aver avuto la convalida di un esame. Richiesta una spiegazione gli viene detto che un certo mese non si possono sostenere esami validamente. “Ma la data dell’appello d’esame non l’ho certo stabilita io e poi non c’è scritto da nessuna parte questa cosa che dite”. Risposta “la consuetudine è questa”. Lo studente non studierà più in Italia. Fuggirà all’estero. L'ha deciso e lo farà. Sperando che non legga pure l'articolo del prof. Salmeri. Perché se è così l'aereo, temo, lo prenderà pure prima di quando stabilito. Prof. Franco Labella - Coordinamento nazionale dei docenti di Diritto e Economia

 
12/06/2013 - L'incubo si è autogenerato? II parte (Franco Labella)

Anch’io, da tempo, mi interrogo sulla necessità di scrivere una lettera aperta al Ministro e stavo pensando di replicare con Carrozza quello che avevo già provato a fare, con una lettera aperta in forma di rubrica periodica, con Gelmini e Profumo. Il tema sarebbe pure di stretta attualità perché coinvolgerebbe l’attuale stato della partecipazione democratica dei cittadini con annessi e connessi. Sarebbe, cioè, la domanda, decisamente meno problematica rispetto alla complessità di Salmeri, sul perché non ci si decida a ripristinare lo studio del Diritto, abolito dalla Gelmini, nelle scuole superiori italiane. Finora mi ha frenato la convinzione che i ministri, in genere, seguono poco il dibattito della gente comune sui mezzi comuni di informazione e comunicazione. Poi, ora, ho letto, l’intervento del prof. Salmeri e mi sono detto che se un docente universitario e non un comune mortale docente delle superiori scrive, fiducioso, al ministro c’è qualche speranza. (continua)

 
12/06/2013 - L'incubo si è autogenerato? (Franco Labella)

In genere evito di commentare su quello che conosco poco (Università) e quindi la prima reazione, dopo la lettura, è stata di non scrivere. Poi, però, mi sono posto qualche domanda ad alta voce e perciò ho deciso di scrivere. Spesso mi capita di leggere invettive contro la burocrazia che nascondono, in realtà, una vera e propria intolleranza alle regole. Questa volta, però, devo ammettere che non si tratta di questo almeno per quel che conosco, letto e ritrovato persino in un certo "miurese" come ben lo definisce Salmeri. La prima domanda ad alta voce l'ho espressa nel titolo ed aggiungo che certe produzioni normative sono come concrezioni sedimentate nel tempo ma altre sono databili in un tempo relativamente recente. Perché scrivo questo? Ma perchè se non consideriamo la responsabilità della Gelmini che, curriculum alla mano, aveva col mondo della scuola e l'università (tacendo per rispetto al Gran Sasso della Ricerca) la stessa prossimità che ho io con la Fisica teorica, l'ultimo responsabile politico è stato uno stimato professore universitario ed ex Rettore. Non si è accorto di nulla? Un ministro "tecnico" poco tecnico? Se devo giudicare dal disastro del bonus sembrebbe di sì. La seconda domanda ad alta voce è: ma a parte le lettere aperte, il mondo accademico non riesce ad interloquire in altro modo con la struttura decisionale? Perché se è così, in parte mi consolo: pensavo che l'incomunicabilità fosse solo appannaggio della scuola. (continua)