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MATURITA’ 2013/ Esame di stato, toto-tema: D’annunzio, Pascoli, Saba, quale traccia?

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Anche per i non addetti ai lavori emergono alcune considerazioni: la selezione è soltanto sul Novecento (escluso il secondo Ottocento che viene studiato in tutte le scuole in quinta; chi insegna sa, in realtà, che quasi tutti i docenti partono nell’ultimo anno ancora da Leopardi o Manzoni, raramente da Verga), vi sono dei grandi esclusi del secolo (Pascoli e D’Annunzio su tutti) e la letteratura italiana del Novecento appare ridotta, povera e scarna. Perché non ricordare agli studenti che abbiamo tanti scrittori importanti, solo per annoverare qualcuno: Guido Gozzano, Ada Negri, Dino Buzzati, Federico Tozzi, Angelo Gatti, Giuseppe Tomasi de Lampedusa, Giovannino Guareschi, Pier Paolo Pasolini, Clemente Rebora, Carlo Emilio Gadda, Carlo Betocchi, Giovanni Testori, Mario Luzi, Alda Merini, Andrea Zanzotto e Grazia Deledda (quest’anno ricorre il centenario della pubblicazione di Canne al vento).   

L’anno scorso è stato proposto per l’ennesima volta Eugenio Montale, forse il più grande poeta italiano del Novecento, ma mi è sembrato eccessivo proporlo per ben tre volte: «La casa sul mare» nel 2004, «Ripenso il tuo sorriso» nel 2008, il brano «Ammazzare il tempo» da Auto da fè nel 2012. Penso che quest’anno sia impossibile che venga proposto per l’ennesima volta. Ciò nonostante come esercitazione sarebbe interessante la poesia «Piove», una parodia de «La pioggia nel pineto» di D’Annunzio.

Anche Giuseppe Ungaretti è stato scelto per ben tre volte: nel 1999 la poesia «I fiumi», nel 2006 «L’isola», nel 2011 «Lucca». Anche in questo caso mi sorprenderebbe la riproposta del poeta (come scrive l’Ansa), sarebbe la quarta volta in quindici anni. Nonostante lo consideri un grande poeta, sarebbe un segno negativo l’insistenza sempre sui soliti della triade, come se nel Novecento italiano non ci fossero altri meritevoli scrittori (tra l’altro gli studenti si sono cimentati con Ungaretti solo due anni fa). 

Veniamo invece ai nomi plausibili secondo il criterio di chi sceglie le tracce. Solo una volta, invece, e per di più nel lontano 2000, è stata scelta una poesia di Saba, «La ritirata in piazza Aldrovandi a Bologna». Considerati la tendenza a ripetere i grandi della triade «Ungaretti, Saba, Montale» (tre volte Ungaretti e tre volte Montale) e il fatto che Saba sia stato proposto una sola volta, potrebbe essere ripresentato dopo tanti anni un componimento dell’autore triestino. Una bella esercitazione di quello che è il cantore dell’ordinario (parla anche del portiere di una squadra di calcio, della balia, della sua città, della figlia Linuccia, …) sarebbe la lettura della poesia «A mia moglie», in dissonanza con tutta la tradizione cortese occidentale che ha esaltato i rapporti adulterini extra coniugali o le relazioni irraggiungibili. 

Ungaretti, Montale, Saba, Primo Levi, Quasimodo, Pavese e altri sono stati proposti per l’analisi di testo, d’Annunzio mai. Perché Saba sì, d’Annunzio no? Non certo ragioni artistiche possono motivare questa illustre esclusione, casomai motivazioni moralistiche o ideologiche. Per caso, il peso di Saba nella nostra storia letteraria e della cultura può essere paragonato a quello di d’Annunzio? 



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