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ESAMI DI STATO/ Maturità 2013, seconda prova di matematica allo scientifico: come scegliere i problemi e le soluzioni

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Non solo la forma: 

a) Le strategie risolutive di uno stesso problema o esercizio in genere non sono equivalenti: le prime che vengono in mente potrebbero magari richiedere troppi  calcoli; vale la pena dedicare del tempo per individuare la strada più adeguata.

b) Chi corregge il compito, non essendo il tuo professore (quest’anno matematica è una materia affidata al commissario esterno), non ti conosce; è da quello che scrivi che può capire come ragioni, se ti accorgi dei nessi, se sei preciso... Il tuo elaborato scritto è il primo modo per dialogare con lui, perciò vale la pena spenderci del tempo e delle energie!

 

Quanto detto, sono consigli frutto della mia esperienza e di quella di altri colleghi, ma l’augurio più grande è che possiate scoprire − come è stato per me durante l’esame di maturità e come lo è di più ogni anno che passa − la Bellezza attraverso la Matematica (e − perché no? − anche la bellezza della matematica stessa!). 

Non dimenticherò mai un episodio accadutomi un paio di anni fa con uno studente che come voi si preparava per l’esame di Stato. Invitato dai suoi compagni, un giorno è venuto a studiare con noi, anche se dal punto di vista del profitto non ne aveva bisogno poiché aveva 10 in Matematica. Tornato a casa dopo le due ore di studio e di confronto con me si è messo nuovamente sui libri e ha svolto dei problemi che non aveva mai voluto/saputo risolvere. Ha spiegato così il giorno dopo alla sua professoressa di Storia e Filosofia: “Ho scoperto che è possibile risolvere un problema, anche se non ne ho mai visto uno simile. Basta usare la ragione e gli occhi per vedere...” Però, Marco − così si chiamava questo ragazzo, ora eccellente studente di Ingegneria − non si era fermato a una scoperta legata alla disciplina e aveva subito incalzato la professoressa: “Prof, ma non è che questa possibilità vale per tutte le materie? Anzi per tutto? Non è che anche la vita è una continua possibilità di scoperta?” 

Non aggiungo altro a queste parole che ancora mi accompagnano, poiché tutto era nato da una semplice lezione a partire dai quesiti dell’esame di Stato, in cui sottolineavo come si potesse affrontare qualunque problema se si possedevano gli strumenti/contenuti necessari e soprattutto se si era disponibili a fare l’esercizio umano più ricco di costruzione che c’è al mondo − come dice il grande critico letterario George Steiner − ovvero fare Matematica!

Vi auguro che questa prova e i giorni che la precedono possano essere un’occasione, come lo sono stati per me, per Marco e per tanti altri studenti durante questi anni, per capire di più perché vale la pena impegnarsi, studiare e fare una “bellissima fatica”: infatti, solo andando a fondo a questa fatica uno può scoprire di più se stesso e la propria vocazione, come è stato per me. 



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