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SCUOLA/ Bertagna: le 3 "sviste" del ministro Carrozza

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Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)  Il ministro dell'Istruzione Maria Chiara Carrozza (InfoPhoto)

Certo, servono manutenzioni. Ci sono elementi da mettere a posto. Un po’ di assunzioni, alcune parole stendardo come «governance del sistema» o «modello multilevel», qualche apertura delle scuole al pomeriggio, qualche «approfondimento concreto del rapporto tra qualità degli apprendimenti e sviluppo della qualità dell’insegnamento» (ma che vorrà dire?), ma, nel suo complesso, il sistema di istruzione statalista che abbiamo sarebbe il migliore dei sistemi possibili e immaginabili se solo potessimo allocarci altre risorse. Anzi, costituisce il trascendentale qualitativo insuperabile di ogni possibile intervento correttivo. Basta il pudicissimo accenno al «sistema pubblico di istruzione composto dalle scuole statali e dalle scuole paritarie» per rassicurare che niente sarà fatto senza la scuola di Stato che c’è, fuori dalla scuola di Stato che abbiamo e contro la scuola di Stato che ci potrà mai essere. Come recita il testo del ministro, d’altra parte, «la ulteriore devoluzione di funzioni, di strutture, di personale e di risorse in materia di istruzione non pare, pertanto, in questa fase, la corretta direzione da intraprendere per affrontare i problemi pressanti che investono la scuola italiana». Come nel gioco dell’oca, insomma, siamo tornati al punto di partenza. Abbiamo scherzato. La ricreazione della sussidiarietà è finita. Anche senza avere un’amministrazione almeno tecnicamente capace alla francese. 

Ci sarebbero, per la verità, altri silenzi molto eloquenti e anche preoccupanti su una formazione e un reclutamento dei docenti che dovrebbero essere degni del XXI secolo, e nondimeno sull’università e sulla ricerca. Ma, per non rompere l’incantesimo del consenso quasi taumaturgico che ha accompagnato le dichiarazioni programmatiche del ministro, sarà per un’altra volta.



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COMMENTI
14/06/2013 - La terza (purtroppo) non è una svista (Marco Campione)

Sul primo punto dissento. Alla questione del rapporto tra scuola e impresa il Ministro ha dedicato parole importanti e secondo me segnale di una attenzione ad un tema fino ad oggi poco presente nelle agende di v.le Trastevere (l'ultima a occuparsene seriamente fu Moratti). Non ha parlato esplicitamente di apprendistato ma nel contesto da lei esposto, un suo rilancio è del tutto coerente e quindi mi permetto di vedere il bicchiere mezzo pieno (forse anche al 60%). Personalmente ne ho scritto su qdR Magazine e al mio articolo rimando. Sul terzo punto invece temo che quella del ministro non sia una "svista". Lo stesso virgolettato ripreso da Bertagna lascia intendere che sulla Sussidiarietà e sull'applicazione del Titolo V questo ministro non è - diciamo - convintissimo. Veniamo da anni di neo centralismo: quello dell'era Gelmini, quello del governo Monti (che ha pure presentato proposta di riforma del Titolo V). Ma la colpa è nostra: di chi non ha saputo (ognuno nel suo schieramento) imporre la piena applicazione di quanto previsto dal Titolo V. Abbiamo passato questi annni a ideologizzare il confronto sul Titolo V: Formigoni che ricorre contro Fioroni ma ritira il ricorso se il ministro diventa Gelmini (e altri esempi si potrebbero fare a parti invertite); le docce scozzesi in Stato-Regioni; la struttura del Miur che la fa da padrone... Così oggi, facendosi scudo della spending review e dei nostri ritardi i centralisti di ogni schieramento hanno rialzato la testa.