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ESAMI DI STATO/ Maturità 2013, prima prova, analisi del testo (tipologia A): ecco il "segreto" per il giusto svolgimento

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Prova a sentire le raffiche di “ta-ta-ta” all’inizio e alla fine di Veglia di Ungaretti, e guarda gli immensi spazi bianchi intorno alle parole: sentine i singhiozzi, guarda il sangue sulle mani, e scava lì dentro per interpretare, cioè per passare dalle parole alle cose, dal testo all’esperienza che – fuori dal testo – esso evoca. L’anno scorso le domande analitiche sulle espressioni montaliane «ammazzare il tempo» e «bisogni inutili» permettevano di interpretare molto più efficacemente il testo («ricerca la “visione del mondo” espressa nel testo», chiedeva il terzo quesito) che se uno avesse vomitato indistintamente tutto quel che sapeva su Montale.

Se vuoi, prova ad andare in ospedale e a dire che vuoi delle analisi del sangue: ti chiederanno sicuramente perché le vuoi fare, cioè quali sospetti ha il tuo medico, quali elementi potrebbero risultare significativi in vista di un’analisi, il cui scopo non è l’analisi, ma l’individuazione di una certa malattia o di una certa carenza, e quindi di una certa cura. L’analisi del sangue assoluta, senza indizi, senza ipotesi, non te la fa nessuno, perché l’analisi è sempre un mezzo, non un fine. E nessun malato si metterebbe a parlare con un dottore dell’argomento “sangue”, dai film horror ai cavalli purosangue, perché quel che serve è che qualcuno sia in grado di interpretare il codice in cui il laboratorio di analisi fornisce i risultati. Ecco: per fare un’analisi c’è bisogno di un’ipotesi interpretativa. 

Per esempio, nel 2010 l’analisi di un testo in prosa di Primo Levi sulla sua biblioteca personale mandò in tilt tantissimi aficionados dell’analisi, perché “noi Primo Levi non l’abbiamo fatto”: a quel punto i più secchioni (che ovviamente erano quelli andati più di tutti nel pallone) hanno tirato fuori dalla loro mente (o dalle loro cartucce) tutto ciò che sapevano su Se questo è un uomo, sui campi di concentramento, il nazismo e le giornate della memoria. Tutte cose che, ovviamente, non c’entravano assolutamente nulla, ma che allungavano la risposta 3 (quella di interpretazione complessiva): fu un trucco per gonfiare una rana. Che però rana rimase. 

Infatti l’analisi del testo non è l’analisi dell’autore. Ossia: non fa niente se non hai mai letto Primo Levi. Detto in pedagoghese stretto: ai commissari interessa verificare, più che le tue conoscenze sull’autore, le tue competenze nell’analisi di un testo qualsiasi. E dunque era più importante leggere bene quel testo ed entrare nella biblioteca personale di qualcuno anziché su Primo Levi. 



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