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ESAMI DI STATO/ Maturità 2013, prima prova, analisi del testo (tipologia A): ecco il "segreto" per il giusto svolgimento

Pubblicazione:lunedì 17 giugno 2013 - Ultimo aggiornamento:lunedì 17 giugno 2013, 8.23

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ESAMI DI STATO, MATURITA' 2013: PRIMA PROVA, ANALISI DEL TESTO. Caro maturando,con la prima prova arriva il momento della tua opera d’arte. Come quando la commissionavano a Michelangelo o a Caravaggio: ora tocca a te, fare un (bel) compitino oppure far vedere quello che sei. Forse hai già deciso: se sei bravo sceglierai un’analisi del testo o un saggio breve, e giustamente farai quello in cui ti senti collaudato. Attento al tema di attualità, a cui di solito si aggrappano i disperati: anche se la traccia dovesse invitarti, perché per esempio verte sulla musica, e tu magari sei un appassionato o anche un musicista, il rischio è che la commissione sia comunque indotta a pensare che tu l’analisi del testo o il saggio breve non lo sappia fare, soprattutto se non riuscirai a uscire dalla retorica. 

Se punti sull’analisi, prima di aiutarci su come farla, è necessario che tu sappia bene cos’è. E cosa non è. Intanto, se hai sempre scelto questa tipologia, potresti avere a poco a poco sviluppato un virus: forse ormai pensi che una poesia esista solo per farci sopra un’analisi del testo. Innanzitutto dunque liberati dal problema di cosa fare di una poesia. Non è detto che occorra analizzarla: di solito tutte le cose, anche le opere d’arte, le incontriamo con uno sguardo sintetico, quando diciamo, quasi al volo, “bella”, “brutta”, “vera”, “commovente”. Il primo passo per fare bene un’analisi del testo, allora, è fregartene di analizzarla: lasciati il tempo per farti sorprendere, per farti leggere da quel testo. 

Per anni questo respiro ti è mancato: c’era sempre qualche esercizio da fare, qualche crocetta da mettere. Tra l’altro è segno certo di una moda illudere tutti che non si tratti di una moda ma di qualcosa che esiste ab aeterno. Forse i tuoi insegnanti hanno dimenticato che fino a una quindicina di anni fa nessuno propinava analisi del testo, in nessuna scuola italiana, che non se ne trova alcuna traccia in alcun manuale prima degli anni Novanta, e che per millenni si sono approcciati i testi senza fare l’analisi. 

È una moda, come il Pulcino Pio, che è arrivata e che passerà. Ti fa individuare endecasillabi, sinestesie, ossimori, rime, significati di parole inusuali: strumenti che dovevano diventarti familiari dalle elementari e che ora ti sembrano dei traguardi. Ma l’analisi del testo sta al testo come la ricetta della pasta al forno sta alla pasta al forno. E anche se tu la rifacessi con gli stessi ingredienti di tua nonna, la sua viene comunque meglio: non si sa come mai, ma c’è sempre qualche cosa, la più importante (nonché la più segreta e sfuggente), che fa la differenza. 


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