BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ La prova Invalsi di terza media? Un modello da imitare

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

La qual cosa è stata ben capita dagli insegnanti che – a differenza dei cattedratici − li analizzano e a volte ne lamentano non il semplicismo, ma l’eccesso di difficoltà. E sta qui la ragione profonda dell’assenza della sollevazione di massa dei docenti che alcuni sembravano attendere. È anche vero che a volte i terreni su cui si muovono – come l’analisi dei testi letterari − sono molto delicati ed opinabili e che bisogna andarci con i piedi di piombo, poiché l’ambiguità, che è caratteristica del testo letterario, mal si presta a minuziose letture univoche. Bene sta facendo Invalsi a spostarsi sul terreno dei testi funzionali, garantendo che i nostri studenti non riproducano pappagallescamente sofisticate analisi strutturaliste senza poi saper leggere le istruzioni del frigorifero. Tuttavia la tradizione della scuola italiana è sempre stata, a torto o a ragione, legata all’ analisi del testo letterario e forse sarebbe stato un eccesso di novità cominciare a piedi uniti con letture di grafici e di analisi statistiche.

È poi forse il caso di dire una sgradevole verità. Che cioè l’apparato italiano di pedagogisti e cultori delle varie materie a livello universitario si è dimostrato incapace negli ultimi 20 anni di produrre un Sillabo minimamente attendibile che fosse di guida alle attività didattiche delle scuole. E che in questo vuoto, dovuto in parte alla cultura dell’inconoscibile e dell’impalpabile, ma forse più realisticamente alla incapacità culturale, si sono inserite le grandi valutazioni internazionali di Iea ed Ocse, che hanno dato delle linee e dei punti di riferimento. Che in altri paesi come la Germania hanno offerto il terreno per predisporre valutazioni nazionali ai vari livelli e con diversi obiettivi, confrontando i Framework internazionali con la tradizione culturale e pedagogica nazionale. E che qui invece faticano a trovare interlocutori validi, anche necessariamente ed auspicabilmente critici; le stesse associazioni disciplinariste si sono adeguate più o meno prontamente, ma non sono state un’avanguardia. Per il bene o per il male bisogna sempre ricordare che la battaglia per le valutazioni esterne standardizzate l’hanno condotta gli economisti dell’istruzione.

Quando poi ci si sente sempre ricordare che la valutazione effettuata dagli insegnanti è “altra cosa”, si sente il desiderio di avere qualche informazione più chiara a riguardo: si tratta del fatto che si misura il percorso e non il punto di arrivo? O del fatto che solo una valutazione individuale e soggettiva può valutare competenze per esempio di espressione orale? Questo è ovvio, purché non si tratti della ben nota e famigerata interrogazione che è per lo più un modo di sprecare il tempo per verificare un mero possesso di conoscenze. Ma la valutazione “interna” e quella esterna debbono essere complementari e non sovrapposte. Tutte e due però di buon livello …



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
18/06/2013 - Invalsi come un Super-Miur (Vincenzo Pascuzzi)

1) T.P. riassume alcuni mali della scuola, tutti già ben noti, e prospetta che possano essere risolti tramite Invalsi. Però, l’attuale Invalsi è esso stesso un ulteriore problema, almeno secondo una “rumorosissima minoranza”. E non è dimostrato che esista davvero una maggioranza silente (v. Bologna) che sia pro-Invalsi con convinzione e non solo per costrizione, forzatura o rassegnazione. 2) Non tutti sanno che 4 maestri elementari hanno rifiutato gli Invalsi e ora rischiano un provvedimento disciplinare da parte di d.s. troppo zelanti o bigotti. 3) Invalsi opera da 10 anni ma non si sono viste azioni ministeriali conseguenti le sue rilevazioni. Né Invalsi si è lamentato, ma – pro domo sua – mira ad espugnare l’esame di maturità. 4) Altra questione, che l’autrice non affronta, è quella del percorso attuativo delle soluzioni ipotizzate. Bisognerebbe farlo a) scavalcando il Miur (a sua insaputa)?, b) senza programmi, verifiche e risorse?, c) mediante azioni intimidatorie (mobbing) nei confronti di docenti, alunni e famiglie? 5) L’articolo di T.P., che può essere un utile contributo a un confronto, risulta collegabile ad altri simili e recenti che lasciano - maliziosamente - pensare ad una sinergia mediatica per influenzare e orientare il nuovo ministro. 6) Se dovessi investire 100 euro nella scuola, 10 li destinerei a valutazioni esterne però condivise, non obbligatorie e gli altri 90 andrebbero a ridurre la enorme dispersione scolastica. Come li ripartirebbe l’autrice?