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SCUOLA/ La prova Invalsi di terza media? Un modello da imitare

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Tornando al nodo strutturale della presenza di una parte standardizzata negli esami, non si capisce come i sostenitori del valore legale del titolo di studio non comprendano che questa è la sola strada per mantenerlo. O forse si pensa di poter continuare con la disparità nei giudizi fra le varie parti d’Italia, notissima disparità che però 10 anni fa non si poteva neanche nominare e che solo le valutazioni esterne nazionali ed internazionali hanno messo in bella evidenza? Alcuni presidi ed insegnanti della media lamentano che ciò impedisce loro di dare la valutazione che ritengono giusta per i loro allievi. Innanzi tutto sarebbe interessante, sulla base dei dati, capire se, dalla data di introduzione della Prova Nazionale c’è davvero stato un tracollo dei voti di eccellenza, che son quelli per i quali si sarebbe verificato il problema. E poi non tutti la pensano così: c’è chi pensa che un controllo dall’esterno delle reali qualità degli allievi possa mettere in rilievo pregi e difetti che la scuola non sempre vede. Ad esempio, pare che le cosiddette intelligenze naturali, magari meno coltivate e socializzate, a volte in questo tipo di sfide tutt’altro che nozionistiche diano esiti insospettabili. 



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COMMENTI
18/06/2013 - Invalsi come un Super-Miur (Vincenzo Pascuzzi)

1) T.P. riassume alcuni mali della scuola, tutti già ben noti, e prospetta che possano essere risolti tramite Invalsi. Però, l’attuale Invalsi è esso stesso un ulteriore problema, almeno secondo una “rumorosissima minoranza”. E non è dimostrato che esista davvero una maggioranza silente (v. Bologna) che sia pro-Invalsi con convinzione e non solo per costrizione, forzatura o rassegnazione. 2) Non tutti sanno che 4 maestri elementari hanno rifiutato gli Invalsi e ora rischiano un provvedimento disciplinare da parte di d.s. troppo zelanti o bigotti. 3) Invalsi opera da 10 anni ma non si sono viste azioni ministeriali conseguenti le sue rilevazioni. Né Invalsi si è lamentato, ma – pro domo sua – mira ad espugnare l’esame di maturità. 4) Altra questione, che l’autrice non affronta, è quella del percorso attuativo delle soluzioni ipotizzate. Bisognerebbe farlo a) scavalcando il Miur (a sua insaputa)?, b) senza programmi, verifiche e risorse?, c) mediante azioni intimidatorie (mobbing) nei confronti di docenti, alunni e famiglie? 5) L’articolo di T.P., che può essere un utile contributo a un confronto, risulta collegabile ad altri simili e recenti che lasciano - maliziosamente - pensare ad una sinergia mediatica per influenzare e orientare il nuovo ministro. 6) Se dovessi investire 100 euro nella scuola, 10 li destinerei a valutazioni esterne però condivise, non obbligatorie e gli altri 90 andrebbero a ridurre la enorme dispersione scolastica. Come li ripartirebbe l’autrice?