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ESAMI DI STATO/ Maturità 2013, ecco il vero rischio delle commissioni

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Questo insegnante non si divertirà, non farà altro che mettere in atto delle regole, il suo esame è come uno specchio in cui si riflette il già saputo. 

Ma di fronte a tante e pesanti procedure c’è un’altra strada oppure ci si deve arrendere a questa logica del dovere ripetuto? Sì, un’altra possibilità c’è, e non sta nel rifiuto delle procedure; griglie e grigliette si fanno come si fa il calendario delle prove, come si fanno i calcoli dei crediti e poi quelli delle varie prove, si fanno tutti questi atti, anzi se fatti bene creano ordine nel grande disordine delle procedure. La questione interessante è un’altra, è che ritrovarsi, guardarsi in faccia come insegnanti, andare a vedere i programmi svolti, chiedere le mappe concettuali delle tesine più che per eseguire delle procedure sono i primi passi di chi, dentro queste regole, si aspetta qualcosa, qualcosa che lo colpisca, che lo sorprenda.

Qui sta la differenza: non nelle regole, non nelle procedure, ma nell’attesa che qualcuno parli di sé, qualcuno che documenti come ciò che ha appreso divenga conoscenza. 

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