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ESAMI DI STATO/ Maturità 2013, seconda prova, versione di latino: ecco come tradurre

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Il primo passo è certamente la lettura fatta dall’insegnante ma anche subito dopo fatta dallo studente stesso, che deve ascoltare quello che legge.

Di solito il passo proposto, come ho già detto, è di poco più lungo di quelli che gli studenti hanno tradotto durante l’anno, e non necessariamente è altrettanto o più difficile. È possibile dunque dedicare, senza perdere tempo, una prima mezz’ora (o anche più: in genere gli studenti tendono a sorvolare su questo primo momento traduttivo, mentre è dalla leggerezza con cui si esegue questa fase che scaturisce la stragrande maggioranza degli errori) alla lettura attenta e analitica del testo: segnare i verbi, i connettivi, ricostruire la struttura sintattica. Prima della traduzione vera e propria è opportuno porre attenzione ai tempi e ai modi dei verbi: all’esame di Stato 2009 un testo di Cicerone (per altro di non eccessiva difficoltà), per esempio, conteneva un congiuntivo imperfetto in una subordinata dipendente da tempi principali e non storici (quindi “contro” le regole consuete della consecutio temporum che dalla quarta ginnasio gli studenti si sentono ripetere): non tutti i candidati se ne sono accorti (ma se ne sono accorti i professori in sede di correzione...), perché il passo “filava” anche senza dare quella sfumatura di irrealtà che quel congiuntivo richiedeva.

Questa “prima fase” è dunque fondamentale: si tratta di un lavoro di analisi e sintesi, perché non è possibile interpretare una singola proposizione se non all’interno dell’intero passo: in questo senso tutta l’abilità consiste nel saper considerare analiticamente le singole parole e nello stesso tempo saperle vedere sinteticamente nel contesto.

Anche se lo studente in genere non ci pensa, c’è un grande punto di forza: il brano c’è, è già scritto e ha un significato del tutto comprensibile, visto che altri, prima di noi, lo hanno compreso perfettamente. Perciò non è necessario capire tutto subito, il significato non si eclisserà: è più importante avere elasticità e onestà per riconoscere che la propria ipotesi, se non porta a un significato plausibile, non tiene. E qui aggiungerei un nota bene: meglio diffidare di un’analisi all’apparenza perfetta ma che non prende in considerazione tutte le parole: spesso per far “tornare i conti” lo studente elimina qualche parola; ma, come si sa, in qualsiasi campo non è mai un buon metodo quello che deve eliminare qualche cosa del reale. In tal caso occorre con pazienza ripercorrere i passi e tentare altre ipotesi interpretative sul piano sintattico (non si sa mai che si sia scambiato per imperativo un infinito passivo o un sostantivo neutro plurale, come è accaduto durante la prova del 2007).



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