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ESAMI DI STATO/ Maturità 2013, seconda prova, versione di latino: ecco come tradurre

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Grazie al lessico, anche minimo, acquisito nel corso del quinquennio, normalmente il senso globale si comprende prima di aver aperto il vocabolario: il vocabolario è uno strumento utile per confermare (o per contestare) quello che si è già compreso. In altre parole non si dà traduzione senza una previa comprensione; qui si capisce l’utilità del conoscere l’autore, il periodo storico e il clima culturale in cui è vissuto. 

Altro nota bene: la caccia alle “frasi fatte” sul vocabolario non è sempre utile, potrebbe anche depistare: prima di utilizzarle è opportuno controllare da quale autore sono estrapolate e soprattutto non vanno mai utilizzate se non se ne capisce la logica.

Per quanto il tempo concesso sia abbondante, un’occhiata all’orologio aiuta a non dilungarsi inutilmente su singoli aspetti, magari marginali: almeno tre quarti d’ora, ma possibilmente un’ora intera, vanno dedicati alla stesura in bella (che non è mero esercizio di copia calligrafica – anche se una grafia leggibile spesso è determinante durante la correzione −, ma il momento in cui si cerca di rendere nel modo più chiaro ed elegante il significato preciso del passo), con tutte le rifiniture del caso. 

Terzo nota bene: non bisogna mai proporre traduzioni alternative tra parentesi, perché non al professore ma allo studente compete la scelta della traduzione adeguata. Se riteniamo di aver proposto una traduzione eccessivamente libera, o tale che possa affiorare il sospetto che si tratti di una scorciatoia perché non abbiamo capito a fondo, è meglio utilizzare delle note a margine o in fondo al testo, evitando però di scrivere espressioni tipo: “ho riconosciuto il congiuntivo”, oppure “nel testo è al plurale”: scriviamo invece (nella nota) una traduzione molto letterale.

Un ultimo, forse impopolare, consiglio: non cercare di copiare, almeno per due ragioni. Innanzi tutto non è detto che il vicino sia più competente, ma, ancor più, c’è il rischio di perdere troppo tempo nel cercare di comunicare salvando le apparenze e nel cercare di capire quello che si è captato: tutto tempo che, se utilizzato per concentrarsi sul testo, potrebbe portare a risultati più originali e precisi.



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