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ESAMI DI STATO/ Maturità 2013, seconda prova, versione di latino: ecco come tradurre

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ESAMI DI STATO, MATURITA' 2013:SECONDA PROVA, LA VERSIONE DI LATINO: ECCO COME TRADURLA. Quando, qualche mese fa, il ministro Profumo ha annunciato che al liceo classico la seconda prova scritta sarebbe stata la traduzione dal latino (per altro secondo le aspettative di tutti), molti tra gli studenti hanno deciso (li abbiamo sentiti anche durante estemporanee interviste televisive) che da quel giorno in avanti, tutti i giorni, avrebbero tradotto qualche passo dal latino, per arrivare preparati alla prova. Credo che nessuno abbia mantenuto fede a questi pur lodevoli propositi, travolto da interrogazioni, tesine (come popolarmente vengono chiamati i lavori interdisciplinari con cui lo studente apre il colloquio delle prova orale), simulazioni di prove, recupero di voti in bilico – perché senza la sufficienza in tute le materie non si è ammessi all’esame - e quant’altro. Così, a pochissimo tempo dall’inizio delle prove, spesso si può solo constatare che da settimane non si traduce più autonomamente una riga, ci si è dedicati al massimo a ripetere i testi d’autore di cui si ha la traduzione già fatta.

Che fare? Certamente i consigli dell’ultima ora possono avere una qualche utilità solo se sono pro memoria di atteggiamenti già in qualche modo familiari. In ogni caso val la pena impegnarsi al massimo, ma con realismo: sebbene un esame sia sempre un’incognita, è ragionevole pensare che uno studente che abbia di solito dato buona prova anche questa volta possa egregiamente cavarsela; e che, viceversa, chi ha sempre fatto fatica non possa sperare con eccessiva convinzione in una prestazione eccellente.

Il primo consiglio, per chi percepisce ancora la morfologia come una selva oscura dantesca, in cui per esempio congiuntivi presenti e indicativi futuri sovrapponendosi diventano ostacolo al cammino, è di ripassare umilmente le desinenze nominali e verbali: se fatto con sistema questo lavoro non richiede più di qualche ora.

Se invece, come per lo più accade, la morfologia e la sintassi regolare non sono tali da far tremar le vene e i polsi, potrebbe essere utile una ripassata degli autori di prosa della letteratura, almeno dei principali “candidati” (il toto-versione quest’anno spazia da Cicerone a Tertulliano fino ad Ammiano Marcellino). Infatti la conoscenza, non solo dal punto di vista linguistico, dell’autore del passo è di aiuto: saperlo collocare in un ambito, storico, o di pensiero, o culturale, permette a volte di superare possibili fraintendimenti nel significato.

Rispetto alle versioni tradizionali che per cinque anni hanno accompagnato lo studente con scadenza a volte anche mensile, qui, a fronte di un testo in genere leggermente più lungo di quelli accostati durante l’anno (in due ore) e a volte anche meno complesso, c’è il vantaggio del tempo: quattro ore possono essere messe a frutto.



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