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ESAMI DI STATO/ Maturità 2013: "Ma chi diavolo è ’sto Claudio Magris?"

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Claudio Magris (InfoPhoto)  Claudio Magris (InfoPhoto)

MATURITA' 2013, ESAMI DI STATO: TRACCE TEMA PRIMA PROVA. Caro direttore, la scelta di Claudio Magris per l’analisi del testo alla maturità ha per me qualcosa di apocalittico. Non per Magris, sia chiaro. Ma perché – azzardo un’interpretazione – la scelta di chi ha preparato la traccia non è caduta su Magris: Magris è semplicemente uno dei tanti scrittori viventi. E quel testo, buono a buttare lì luoghi comuni qualsiasi sui viaggi e le culture diverse, era interscambiabile con un passo di Dan Brown o di Moccia o di Saviano o di Twilight. O anche con un articolo di Travaglio o con una barzelletta di Totti. O con un bugiardino di un integratore alimentare: Sportase, magari, come nelle prove Invalsi dell’anno scorso. 

Quel che è grave, insomma, è che è diventato chiaro, quest’anno, che il vero contenuto dell’analisi del testo è solo l’analisi del testo. Non conta assolutamente nulla se mai hai studiato Magris e nemmeno se mai l’hai sentito nominare: conta se sai fare l’esercizietto. Buona notizia, per gli anni a venire: perché sancisce una volta per tutte che non c’è bisogno di studiare per svolgere la prima prova. E quindi ora forse potremo finalmente vedere dei maturandi che la smettono di chiudersi in casa per tutto giugno, sfottuti e additati per il loro pallore dal mondo degli abbronzati. Finiscila di ripetere Ungaretti, Montale, Pascoli, Pirandello, l’hai capito o no? Vogliono solo vedere se sai fare un’analisi del testo, su un testo qualsiasi. 

Dalla prova di italiano è scomparsa la letteratura. Come mancava totalmente, del resto, dalle prove scritte per il concorso degli insegnanti. Sì, è questa la linea: l’italiano non è più una materia. «Aboliamo il tema, relitto del passato», suggerisce sul Corriere della Sera Alberto Alesina: che non ha tutti i torti, quando scrive che di fatto «si chiede agli studenti di riempire pagine e pagine su un argomento dato all’ultimo momento di qualsiasi genere», che «insegna a dilungarsi quando non si sa cosa dire». Ma poi chiosa: «ecco il tuttologo letterario». E cosa ci sarebbe mai di «letterario»? L’unica prova seria di italiano rimarrebbe, invece, proprio il tema. Ma di letteratura, come sempre sul Corriere propone Sandro Veronesi: quello che nel ’46 scrisse suo padre sui Sepolcri di Foscolo: e lì, senza «standard», lui – che poi fece l’ingegnere – ebbe l’«occasione di concepire, strutturare, congegnare e comporre il proprio pensiero senza l’aiuto di sponde precostituite» con uno «scoppio di sincerità».

Niente più, adesso. L’italiano non c’entra con i temi, col pensiero e coi Sepolcri: è un’infarinatura di lingua e regole, che serve, come sanciscono le competenze europee esposte in tutti i Pof delle nostre scuole, a «comunicare in lingua madre». Devi imparare un po’ di italiano per trovare lavoro in futuro, per poter spendere la tua laurea. Ma Petrarca, Leopardi e Pavese non servono. L’italiano è una disciplina che non ha una sua specificità. 

Un po’ come se ai quiz per la patente uscissero dei quiz non sui cartelli stradali ma sui quiz, perché bisogna vedere se sai fare i quiz. Un po’ come se all’esame di guida ti chiedessero di giocare alla Playstation o di condurre un passeggino gemellare, perché in fondo si tratta di «imparare a imparare». Un po’ come se al test per accedere a Medicina ti chiedessero cose che nulla hanno a che fare con la Medicina. Ah, scusate: questo succede già.

Ci hanno fregati proprio bene, non c’è che dire. Sono riusciti a togliere la letteratura dalle prove di italiano. E il bello è che invece nelle altre materie la specificità rimane: la prova di matematica è una prova di matematica, la prova di latino è una prova di latino. Quella di italiano no: serve vedere se funzioni, non se in questi anni hai per caso letto Manzoni o Dostoevskij. Completamente azzerate le differenze tra chi ha l’inclinazione alla letteratura e chi non ce l’ha. 



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COMMENTI
21/06/2013 - Idea di fondo: basta con l'analisi del testo! (Valerio Capasa)

Concordo: un testo di Dante o di Pirandello non evita il rischio della degenerazione. E ribadisco: il problema non è Magris, ma che qualsiasi autore, canonico o no, è un puro pretesto per farci su l'analisi. Non se ne esce, 15 anni di analisi del testo ci hanno ficcati in questo tunnel. Povero Magris, trattato come pretesto! E poveri tutti gli autori e tutti i testi! Smettere di propinare analisi potrebbe essere un primo passo per concentrarsi su problemi più seri e letterari, di metodo e di contenuto.

 
21/06/2013 - Errata corrige (Tommaso Pepe)

Ecco, semmai un punto su cui sarei critico è il taglia e cuci svolto dal ministero, che ha abbrutito il testo, privandolo di molti contenuti e molti rimandi ad altri testi e autori. Ma questa è un questione diversa, che non chiama in questione il perché della scelta di Magris. 1) La degenerazione adombrata da Valerio Capasa, per cui l'analisi diventa "esercizietto", è certo sempre in agguato. Ma non vedo come una traccia su Pirandello o Dante eviti il rischio di questa degenerazione, rispetto a una su Magris, o Cavalanti, o Folengo o Tansillo un qualsiasi altro autore minore, secondario, atipico. Anche un canto della Commedia può essere trasformato in puro strumento da eserciziario. Scendiamo un po' più al sodo e a opposizioni ideative di fondo: ritenete che una analisi del testo debba concentrarsi su una "questione di metodo" o di "contenuti" appresi sul manuale relativi all'autore proposto? Si tratta di una opposizione non risolvibile, sono componenti entrambe necessarie, da dosare nella giusta alchimia. 2) Concentrarsi sul "metodo" piuttosto che sui contenuti non significa abbassare il livello, ma porre un problema di natura differente. Non capisco perché una traccia su Magris dovrebbe essere più semplice di altre. Costruire una buona analisi prescindendo da conoscenze manualistiche può essere ugualmente difficile. Anche qui saranno le competenze pregresse e le capacità a fare la differenza, semplicemente incanalandosi in strade e forme un po' diverse.

 
20/06/2013 - Mi spiace, ma non posso che dissentire (Tommaso Pepe)

Non sono d'accordo, mi spiace, con la tesi dell'articolo, vi vedo alla base concetti e premesse tutte un po' fragili. 1. Avete provato a leggere la traccia? (non si sa mai). Guardate che è densa di letteratura al 2° grado, come direbbe Calvino, e di quella che si esplora solo se si è motivati e appassionati: vengono menzionati Novalis, Goethe, Baudelaire e Gadda, Ulisse, Sterne e Michaesltaedter, Joyce e altri. Mi sorprende il commento della ragazza che ha appena sostenuto l'esame. Quella proposta è una traccia complessa sul tema del viaggio letta con la lente della letteratura, come si fa a dire che sia banale, "adatta per persone che non sanno dove parare"? 2. Non sta scritto da nessuna parte che l'analisi del testo debba essere centrata su un autore da programma. Anzi, un testo apparentemente minore, nuovo o atipico permette ai ragazzi di applicare le competenza più tecniche e specifiche dell'analisi letteraria (retorica, strutturale, intertestuale, contestualizzazione, ecc.) prescindendo da eventuali conoscenze manualistiche. Viene valutata appunto la capacità di analizzare un testo per sé e non di richiamare alla mente cose già studiate. Si lavora sul metodo e non sui contenuti. 3. Mi pare un po' infondato il corollario di italiano "disciplina che ha perso la sua specificità". Semplicemente, mi pare che l'autore si sia sentito un po' disorientato dal leggere una traccia "non canonica" giudicandola, in virtù di ciò e erroneamente, non-letteraria. Capita a volte.

RISPOSTA:

Il ministro Carrozza ha spiegato che «l'infinito viaggiare» è «un tema che può affascinare i giovani», e che non si trattava di analizzare Magris «ma di un'analisi del testo, quindi è una questione di metodo». Solo che di "metodo" specificamente letterario non c'è nulla: quello che il ministro e un commentatore chiamano "metodo" sta per "esercizietto". Viva i polli di allevamento addestrati all'analisi del testo, viva "i giovani" che possono prendere il massimo nella prova di italiano perché tanto c'è sempre qualcosa da dire su un tema così affascinante e su domande tanto vaghe, anche se non avessero mai letto un libro in vita loro (altro che "letteratura al 2° grado" e Michelstaedter! stavolta chi sta al grado zero della letteratura e chi ha letto qualche romanzo di Pirandello sarà di fatto equiparato). Qui non c'entra se l'autore era in programma o no (caro lettore, hai provato a leggere il mio articolo? "non si sa mai"). Perché non si trattava di Magris o di Dante: Magris è un mezzo, l'analisi è il fine. Ora è ufficiale: l'analisi del testo non è un mezzo per capire un testo; il testo è un mezzo per farci l'analisi sopra. Possiamo stare tranquilli per i prossimi anni: se uscirà Pirandello (che pure è in programma), ricordatevelo, non si tratterà di Pirandello; lui sarà un puro pretesto per l'esercizietto. Chissà se un giorno anche in matematica non si tratterà più di equazioni ma di elasticità mentale: quel giorno anche il Sudoku sarà un fulgido esempio di metodo. E buonanotte alla letteratura! VC

 
19/06/2013 - Concordo pienamente! (Laura Romeo)

Ciao prof! Ti parla una tra i tanti che proprio oggi ha concluso la sua "prima prova", in cui la prova, in effetti, stava proprio nel capire che diamine di prova fosse. Premettendo che io ho optato, seppur a malincuore, per la "scommessa dei cervelli", ciò che ho notato, osservando i miei compagni di sventura, è che Magris, questo sconosciuto, è stato una sorta di "ancora di salvezza" per tutti coloro che non sapevano dove andare a parare. In seguito a questa constatazione, non ho potuto fare a meno di pormi delle domande: come può l'analisi del testo essere la traccia più facile nella prima prova? Tutte le volte che ho chiesto consiglio ai diplomati sulla scelta delle tracce, la risposta è sempre stata una: NON FARE l'analisi del testo. E' la traccia più complicata, è adatta solo a chi AMA davvero la letteratura ecc... Beh, quest'anno non è andata così. Personalmente, speravo uscisse Pirandello, perché ho AMATO quell'autore, non solo dal punto di vista scolastico. Invece, quest'anno l'analisi era per tutti, per chi ha amato e non; per quanto possa sembrare una cosa positiva, io, sinceramente, vedo questa cosa come se tutto ciò che ho studiato e tutto ciò che mi ha appassionato in questi cinque anni non interessi a nessuno. Come se mi avessero negato la possibilità di parlare di me stessa, non solo dell'autore. Non so, forse pensano di avere a che fare con ragazzi freddi e insensibili, interessati solo alla "forma" e non alla "vita". Eppure, porca miseria.. Non è così.

 
19/06/2013 - Quante storie, professor Valerio! (luigi ricciardi)

Quanto è vero! Quanto è vero! E poi ci si lamenta che i giovani non sanno più leggere, non sanno più scrivere e si appassionano di "saghe" anglofone senza un minimo di pensiero pensato in nessuna pagina...! Ma vorrei anche spezzare una lancia a SFAVORE del tema di storia di quest'anno: quanti giovani sono in grado di affrontare seriamente (con i programmi e con i tempi che ci sono per l'insegnamento della storia in Italia) un tema di storia di livello sufficiente sulla Russia nel '900 (ma forse sì), sulla Cina nel '900 (forse...), sull'India (f...), sul Brasile nel '900 (...), sul Sudafrica nel '900... E' da ridere...