BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

TEMA SVOLTO MATURITA' 2013/ Esami di Stato, Paesi emergenti "BRICS" (prima prova Tipologia C, traccia ambito storico) svolgimento di Lorenzo Roesel

Pubblicazione: - Ultimo aggiornamento:

InfoPhoto  InfoPhoto

Ma già dopo la morte di Stalin e il processo di “destalinizzazione” ideologica che colpì tutti i partiti comunisti (sovietici e occidentali), l’Urss non si poteva più dire la stessa: si incamminava lentamente ma inesorabilmente verso la fine. Intendiamoci, non è vero che fosse tutto già scritto e predeterminato: a lungo, fino al 1989 nessuno avrebbe scommesso qualcosa sul crollo di un Impero appunto continentale come i Brics di oggi, ma allo storico contemporaneo che si concentri su quegli anni cruciali non possono sfuggire i dettagli di una prevista crisi.

Se quindi il disfacimento sovietico fu lento, graduale e tutto sommato non “rivoluzionario”, comportando comunque la rinascita economica attuale di un paese, quello russo, che va dal Pacifico ai paesi baltici, il passaggio cinese non fu altrettanto facile. A marcare infatti il passaggio definito fra un regime comunista di impronta maoista ad un paese tutto sommato dai tratti economici capitalistici e occidentali, rimarrà per sempre la strage di Piazza Tienanmen.

La Repubblica Popolare Cinese, nata il primo ottobre del 1949, al termine di due guerre civili fra i nazionalisti filoamericani di Chiang Kai-shek e i comunisti di Mao Tse-tung, sceglie inizialmente di seguire lo stesso modello di sviluppo economico e sociale dell’Unione Sovietica. Anche per la Cina la morte di Stalin (1953) rappresenta una svolta: da allora in avanti i dirigenti del PCC si orienteranno piuttosto per un percorso alternativo, più prettamente “cinese”. Il risultato, disastroso per il numero di morti e per l’inefficacia economica, costringerà il paese con più abitanti del mondo ad aprirsi agli investimenti occidentali, riconoscendo il diritto alla proprietà privata (1982).

Incoraggiati dalle riforme economiche, tra il 15 aprile  e il 4 giugno del 1989, studenti, intellettuali e operai si  ritroveranno assieme in una delle piazze centrali della capitale cinese per gridare il loro dissenso ad un regime oppressivo e violento. La risposta della leadership cinese sarà ferma e crudele: le stime più basse parlano di un migliaio di morti, una strage protrattasi nei giorni seguenti con arresti e deportazioni degli studenti scampati. Forse proprio in virtù del sacrificio di quei giovani manifestanti, la Cina si affermerà in seguito come paese moderno e aperto al mondo occidentale, anche se ancora rigido nelle istituzioni politiche comuniste e arretrato sul piano dei diritti umani.

Quelle della Russia e della Cina sono storie diverse quindi, ma con alcuni denominatori comuni: entrambi paesi ex comunisti (ma in modalità, innanzitutto istituzionali, molto diverse), entrambi con una popolazione di misura continentale e una economia in rapida crescita, entrambi di vocazione egemonica e imperialistica (pur nell’accezione contemporanea del termine).

Solo il tempo potrà dirci se questo tentativo di sviluppare una nuova egemonia a partire da un passato comunista avrà successo e se l’Occidente saprà rispondere con efficacia alle nuove sfide che la Storia gli sta imponendo.

(Lorenzo Roesel) 



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.