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TEMA SVOLTO MATURITA' 2013/ Esami di Stato, Paesi emergenti "BRICS" (prima prova Tipologia C, traccia ambito storico) svolgimento di Lorenzo Roesel

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TEMA SVOLTO MATURITA' 2013, PRIMA PROVA ESAMI DI STATO TRACCIA TIPOLOGIA C: I PAESI EMERGENTI (O BRICS) - “Lasciate dormire la Cina, perché al suo risveglio il mondo tremerà”. Questa frase, che sembra scritta ieri per attualità e suggestione, appartiene invece a Napoleone Bonaparte, il generale figlio della Rivoluzione francese e sovrano di buona parte del continente europeo.

Già all’inizio del 1800 quindi potevano essere chiare agli osservatori internazionali più attenti le immense potenzialità inespresse che paesi vastissimi come Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica (i cosiddetti “Brics”) possedevano in termini economici e di peso geopolitico. Sono le stesse opportunità che ora, dalla seconda metà del XX secolo e in maniera molto più massiccia al volgere del millennio, si stanno sempre più concretizzando e che prendono in contropiede il mondo occidentale.

Inutile nasconderselo: in un mondo ormai globalizzato, il peso di queste nazioni “continentali” sta diventando ormai imprescindibile. La loro forza sta nelle immense possibilità insite nel loro mercato interno (che da solo è il 42% della popolazione mondiale) e nello straordinario progresso economico e tecnologico che stanno vivendo e che sembra apparentemente non subire il peso asfissiante della crisi economica di oggi. Forse anche per questo al recente G8 in Irlanda del Nord, uno degli argomenti all’ordine del giorno è stata la creazione di un’area di libero scambio transatlantica fra Usa e Europa, un “fronte comune” occidentale che potrebbe non essere sufficiente ad arginare il dilagare sui mercati internazionali dei nuovi affaristi brasiliani, asiatici e sudafricani.

Ma le radici di un così straordinario successo non sono solo economiche e finanziarie: come tutti i fenomeni storici destinati a segnare un’epoca, quello dei Brics ha radici lontane, che affondano nella Storia dei rispettivi paesi. In particolare quella della Russia e della Cina può essere considerata in questo senso emblematica: entrambi paesi che provengono dalla tradizione politica e dall’impostazione economica comunista, hanno ormai abbandonato questo seminato con soluzioni molto diverse.

La Russia, paese egemone dell’Unione Sovietica per tutto il XX secolo, esce da questa esperienza in maniera tutt’altro che traumatica. Non si riempiono le piazze a Mosca e a San Pietroburgo quando, la notte del 26 dicembre 1991 la bandiera rossa dell’Unione viene ammainata sopra i tetti del Cremlino. Il processo, è vero, fu sì contraddistinto da un fallito colpo di stato militare che puntava a difendere l’Urss dal suo dissolvimento nei nazionalismi eurasiatici e di cui resta un mirabile racconto in “Crollo del Golpe Rosso” di Giulietto Chiesa, ma va inserito in un processo ventennale di lento disfacimento dell’economia e delle istituzioni politiche sovietiche.

Il programma politico di “Visciglia” Gorbacëv, riassumibile nelle parole chiave perestroika (in italiano “ristrutturazione”) glasnost’ (“trasparenza”), iniziò nel 1985 e fu il tentativo da parte di alcuni dirigenti lungimiranti del PCUS di difendere  un progetto politico anacronistico e che mostrava la sua impotenza proprio in quegli anni contro il piccolo Afghanistan (1979-1989). 



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