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TEMA SVOLTO MATURITA' 2013/ Esami di Stato, omicidi politici (prima prova Tipologia B, traccia ambito storico-politico) svolgimento di Luca Castellin

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Le morti (mai del tutto chiarite) di John F. Kennedy e di Aldo Moro hanno trasformato entrambi in emblemi di un modo diverso di fare politica. Il Presidente degli Stati Uniti è diventano l’immagine – forse, assai spesso troppo idealizzata – di un America illuminata, felice e irrimediabilmente perduta. Un uomo politico – e un Paese – capace di guardare con realismo alla realtà internazionale (come durante la drammatica crisi dei missili di Cuba) e con adeguato riformismo alle spinose questioni sociali e razziali interne. Lo statista italiano – molto spesso, ingenuamente e ideologicamente ritratto dalla più diffusa storiografia – non solo è rimasto l’emblema degli anni del terrorismo, ma anche e soprattutto il coraggioso (forse, visionario) protagonista di un’idea alta di politica che non vedeva nell’altro un nemico da escludere, ma un avversario da includere. Il sacrificio dell’ex leader della Democrazia cristiana possiede un valore simbolico dal momento che rappresenta sia l’apparente fallimento di un tentativo di pacificazione nazionale (attraverso la convergenza delle due principali forze politiche italiane), sia il seme che ha condotto all’inizio della fine del terrorismo.

«Non muoio neanche se mi ammazzano» - In conclusione, la natura “proteiforme” e “simbolica” dell’omicidio politico non solo mette ben in luce la sua ambiguità, ma anche e soprattutto la sua persistenza nelle vicende umane. Quando l’altro in politica non è un bene ma un avversario da cancellare o un nemico da abbattere, risuonano ancora attuali le parole che Giovanni Guareschi affidava al suo Diario clandestino. Il padre del “Mondo piccolo” di Don Camillo e Peppone, così osservava – diventando, seppur senza il sacrificio della vita, emblema di libertà – al tempo della sua prigionia nei lager tedeschi: «Non muoio neanche se mi ammazzano».



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