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SCUOLA/ "Materne per tutti, paga lo Stato": a Bologna muore o vive il sogno del '68?

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Le condizioni contrattuali privilegiate stabilite dallo Stato nei propri istituti (25 ore settimanali per i docenti, classi minori di 25 alunni, titolo di studio elevato per i “docenti” ecc.) e poi generalizzate hanno anche fatto lievitare i costi generali di tutto il sistema e pian piano il settore non statale è stato compresso. La totale gratuità per gli utenti delle statali inoltre ha fortemente ridotto la domanda sulle non statali. 

In 30 anni a parità di bambini gestiti il numero totale dei docenti è passato da 45mila tutti non statali a 125mila circa di cui 82mila statali, questi ultimi sempre in crescita (dati del 2000). E siamo giunti all’oggi, dove però, giunto al massimo o quasi della potenza, l’enorme debito pubblico costruito dallo statalismo facile ha lasciato tutti in “braghe di tela”. E il “dirittismo” è andato in crisi. Ma proprio la frase del sindaco dimostra che la cultura del dirittismo ingenuo, o irresponsabile, è ancora dominante, e l’estremismo politico che lo esprime compiutamente vince perché appare più coerente.

Anche l’aver definito “scuola” a tutti gli effetti la materna è stato un capitolo di questo statalismo irresponsabile dominante dal 70 al 2000. Si credeva con un trucchetto lessicale (non sincero perché tutti pensavano e pensano che tra i 3 ed i 6 anni sia la famiglia il vero centro formativo e che il servizio pubblico dovesse e debba limitarsi ad aiutare le famiglie impegnate nei giorni di lavoro) di far arrivare risorse statali (percepite come esterne al territorio) sul servizio locale. Ovviamente il centrosud vide anche l’occasione per nuovi posti di lavoro e per l’allargamento della grande graduatoria nazionale anche in quel settore. Oggi tra docenti ordinari, tempo pieno e sostegno siamo intorno ai 100mila addetti statali tra i 3 e i 6 anni. L’ultimo paradosso consiste nel fatto che la negazione del ruolo assistenziale a favore di quello formativo nei programmi statali delle materna ha fatto si che nelle materne statali i periodi di chiusura siano pari ad almeno 3 mesi annui, in linea con le “vacanze” delle altre scuole, creando così alle famiglie lavoratrici il problema dei mesi estivi e dei lunghissimi ponti in corso d’anno. Povere mamme!

Per fortuna santa crisi ha fermato il delirio statalista irresponsabile. Ma la cultura conservativa è inerziale e non vuole cedere. Serve una confutazione massiccia e radicale della visione statalista, fatta con gli argomenti già forgiati e già noti a chi vuole davvero capire (e che Cominelli ha ben illustrato nel suo articolo del 23 maggio su queste pagine).

Solo questa battaglia culturale può sostenere una ormai diffusa quasi-consapevolezza e far maturare politicamente il bilancio storico degli ultimi 40 anni. A Bologna, e ancor meno nel paese, questo non c’è stato abbastanza e gli ingenui o maliziosi “amici dell’ente pubblico supremo” hanno vinto.



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COMMENTI
03/06/2013 - Magari come argomento serve la Bosina... (Franco Labella)

Bianchini scrive: "Serve una confutazione massiccia e radicale della visione statalista fatta con gli argomenti già forgiati e già noti". A Bianchini, che ne conosce certamente l'esistenza e magari ne avrà, anche auspicato, a suo tempo, la "tutela" economica, ricordo uno degli argomenti già forgiato. Si chiama Bosina... ed il caso vuole che proprio in questi giorni se ne ricordino pubblicamente i fasti visto che, da quello che si è letto e non smentito, il suo finanziamento farebbe parte del pacchetto-patto segreto tra Bossi e Maroni. Ma sarà un petteguless. Certo non essere romanocentrici, come auspica Bianchini, qualche volta può produrre qualche effetto collaterale non desiderato. Può darsi che queste riflessioni siano il frutto dell'obnubilamento da statalista convinto. Bianchini poi mi suscita anche un altro dubbio. Fosse vigente la legge regionale lombarda spazzata via da quei pericolosi "comunisti" della Consulta, mi avrebbe mai assunto nelle scuole da lui dirette? Beh il passaporto lombardo indubbiamente non lo possiede ma nemmeno la direttrice della Bosina mi pare propriamente celtica di origini... io poi, come lucano, qualche ascendente normanno ce l'avrei...

 
02/06/2013 - Materne a servizio dei bambini e non il contrario (Giuseppe Crippa)

Condivido totalmente le critiche del prof. Bianchini verso questo statalismo duro a morire e concordo con lui sul fatto che la scuola materna debba innanzi tutto essere un servizio di supporto dei bambini e delle loro famiglie e non un ulteriore problema per colpa del calendario e degli orari che impone. Su questo punto sarebbe bello un dibattito tra le famiglie e magari un costruttivo e democraticissimo (almeno secondo qualcuno) referendum, ma faccio presente che i professori (come lo stesso Bianchini ma ovviamente non solo lui…) in quanto percettori di reddito da lavoro dall’istituzione “scuola di stato” dovrebbero astenersene per un evidente conflitto di interessi.