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ESAMI DI STATO/ Maturità 2013: la serietà dei giovani, il cinismo degli adulti

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È la serietà che prende alla gola. La serietà loro, degli studenti chini a scrivere in lunga fila. Sarà che sono giovani, sarà che sono semplici ragazzi di provincia, ma sono seri, loro. E poi fa star male anche tutto il sogno che riempie l’atmosfera, che vola qua e là con gli innumerevoli fogli dell’innumerevole burocrazia sospinti dalla corrente d’aria chiamata a temperare l’afa. Insostenibile pressione del sogno che lievita sotto la pelle di ciascuno di loro, denso anche dei sogni che hanno dato slancio al propagarsi della vita, giù giù lungo le generazioni, fino a quelli che hanno dato senso alle fatiche dei loro genitori. Che poi i sogni non siano sempre quelli giusti, che ci si inganni nel sapore di “picciol bene” lo sappiamo; ma resta anche che, tolto questo, da dove si parte? C’è possibile partenza?

Ecco, nel discorso sulla scuola in generale, nel sottogenere del discorso sugli esami nel caso particolare, manca rispetto, vi è  una crudele sistematica mancanza di rispetto. I ragazzi che hanno affrontato ieri la prima prova hanno vissuto tutta la loro carriera scolastica in mezzo a un’incessante svalutazione della scuola così come l’hanno fatta, per definizione inadeguata e da cambiare, da cambiare anche quando è stata appena riformata, anche prima che qualunque riforma vada a regime. 

Studi, ti impegni, i tuoi spendono, si consumano, invecchiano, per qualcosa che per definizione non vale la pena. Anche se sei informato e furbo, se hai genitori aggiornati e à la page, se fai dunque quello che viene celebrato al momento come la chiave del futuro, non l’hai ancora finito di fare che già lo vedi giacere in pezzi, via la stagnola luccicante, ormai evidenti i materiali di risulta di cui era fatto. Via così, anno dopo anno, in una sardana sempre più sfrenata di modelli fantasiosi, di paragoni con inarrivabili perfezioni altrui, mentre non ti occorre leggere Seneca per vedere la maledizione che pesa sul presente, condannato ad essere passato appena concepito.

Finché arrivi a oggi, a un esame che, anche qui per definizione, va cambiato. Va cambiato da sempre, dai tempi dei padri, dai tempi dei nonni. “Oggi l’esame è pensato come conclusione di un percorso scolastico, non come orientamento. Noi invece dobbiamo preparare i ragazzi alla scelta futura, universitaria o professionale. Loro si concentrano solo sulla prova per poi trovarsi il primo agosto a chiedersi: cosa farò?” Così il ministro Carrozza su IO Donna di sabato scorso, sotto il titolo, manco a dirlo “In bocca al lupo ragazzi! Ma la maturità va cambiata”. 



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