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ESAMI DI STATO/ Maturità 2013: aboliamola, meglio l'happy hour

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Non a questo mirano tali prove d’esame. Ma il rischio che si finisca così c’è. Certo, sarebbe scandaloso se, invece di Claudio Magris o della Martha Nussbaum (che dice cose belle e note persino a chi non abbia letto il suo libro, con prefazione di Tullio De Mauro, uscito per il Mulino nel 2011) si fosse citato Sergio Ricossa, proponendo una riflessione su un passo come il seguente: “La Costituzione italiana ammette tutto, proclama che l’iniziativa privata è libera, ma aggiunge che non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale. Poiché l’utilità sociale è ciò che vogliono i partiti al potere, l’iniziativa privata è costituzionalmente fottuta se al governo vanno i comunisti. Quesito: a che servono le Costituzioni?”. Sarebbe davvero liberatorio, per gli studenti, potersi esprimere in modo anche anarchicamente corrosivo. Ma ne sarebbero capaci? Riuscirebbero a contestualizzare l’affermazione (oggi, è noto, i comunisti non ci sono più …)? E, soprattutto: avrebbero il coraggio di esprimersi liberamente, temendo bocciature causa pensiero non conformista?

“O Freunde, nicht diese Töne!” Basta con questi esami! Qualcuno suggerisce di toglierli; dicono che servano solo a dare un titolo con quel valore legale che si potrebbe abolire senza danno per gli studenti. Non sarebbe meglio sostituire gli esami finali con quelli iniziali? Niente prove alla fine della scuola da cui si vuole uscire (abire, da cui abiturus, che in tedesco ha dato Abitur, nome dell’esame conclusivo dei licei di Germania); facciamo le prove in università o nelle aziende, dove si vuole entrare. Queste ultime allestiranno corsi di preparazione, a pagamento (nessun pasto è gratis, diceva Milton Friedman: se non si paga, è perché i soldi li mettono i contribuenti). Ovviamente, qui si scherza (bisogna dirlo: altrimenti si rischiano reprimende). 



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