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SOLUZIONI SECONDA PROVA MATURITA' 2013/ Liceo Pedagogico, lo svolgimento del tema di Pedagogia

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La “rovina” – che Friederich Nietsche denunciava – sta nell’inseguire uno dei due bisogni, trascurando – più o meno consapevolmente, per comodo o per interesse – di ricomporre l’unità dei due. E la perdita dell’intero non può che causare la rovina, cioè il venir meno dell’identità (personale e sociale) che la cultura – anche e soprattutto attraverso la mediazione della scuola – ha il compito di educare.

Nel conflitto, tanto inutile quanto cieco, delle due tendenze, la seconda ha da tempo preso il sopravvento. Le immediate conseguenze hanno portato una quantità di “informazioni” che ha fatto avanzare, con una accelerazione senza precedenti, la conoscenza e scoprire possibilità prima nemmeno immaginate. Innegabili i vantaggi del prevalere di questa tendenza a “specializzare” la cultura: basta pensare a come sia stata ridisegnata la vita quotidiana in pochissimi decenni e a come stia continuando a trasformarsi accorciando i tempi del cambiamento. Inevitabile, nello stesso tempo, il sorgere di una sensazione di smarrimento in un continuo cambiamento che sembra non misurarsi mai con la “questione generale” della sua direzione.

Se ad agire è solo “una” tendenza, la cultura si dimostra incapace di rispondere pienamente ai bisogni che caratterizzano la vita nella storia. La riduzione che compie la specializzazione esercita le capacità dell’uomo sui particolari, ma se i particolari non fanno parte di un intero diventano frammenti, cioè dati incapaci di rispondere alle questioni generali perché non colti nelle loro implicite possibilità di legare e di dare un senso.

Un pregnante esempio di questa tendenza culturale può essere dato dal modo con cui è sempre più spesso interpretato il servizio del giornalismo. Lontano da quello spirito di ricerca che ne anima (o dovrebbe animarne) la funzione in ragione della verità “generale”, il suo esercizio tende a ridursi alla raccolta di verità “locali” per le quali ciò che conta è scoprire dettagli in più, dettagli che, tal volta, poco o niente servono realmente alla comprensione di quanto accaduto.

Al giornalismo, nonché alla cultura di cui è parte vitale, servirebbe un nuovo corso che, senza abbandonare la ricerca del particolare, riprenda a servire anche quelle questioni generali che, sole, possono dare senso all’impegno e al sacrificio che la professione richiede. Per far questo, occorre rieducare la serietà, la pazienza e la costanza della capacità di giudizio alla quale è affidata la mediazione.

 

(Sara Nosari)



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