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SCUOLA/ Il doppio fallimento dei sistemi scolastici. Italia compresa…

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La conclusione di questo secondo e ultimo capitolo tocca l’Italia. Il sistema scolastico italiano è riuscito in 150 anni almeno ad alfabetizzare il Paese, anche se dalle comparazioni internazionali appare che nel 1870 l’Italia era un Paese poco istruito e nel 2011 è sottoistruito. 

Le sei pagine finali, oltre i due capitoli, sono dedicate agli insegnanti. I sistemi scolastici non sono cambiati, si sono riprodotti “con pervicace costanza”. Gli studenti e gli insegnanti, invece, sì. Dal punto di vista culturale, il cambiamento più penetrante è quello che ha riguardato l’approccio costruttivista all’insegnamento, che pone al centro l’apprendimento, dunque il bambino e l’allievo. Va osservato che l’epistemologia di Piaget, completata dalla psicologia dell’età evolutiva, non è comunque una pedagogia. Il costruttivismo si è limitato a dimostrare che il bambino è un essere attivo che tende naturalmente verso l’autonomia e la cooperazione. In ogni caso, neppure le pedagogie costruttiviste hanno “migliorato le disuguaglianze scolastiche”. E questo perché “esse si costituiscono e si rafforzano nel seno stesso delle interazioni didattiche quotidiane, all’insaputa degli attori di queste interazioni”. Ne consegue, raccomanda Bottani, che occorrerebbe cercare di aprire la “scatola nera” di quelle interazioni, a partire dagli insegnanti.

Fin qui, dunque, l’autore. Quali interrogativi di fondo insorgono da questo libro ricco di analisi, di ricerche su ricerche, di disamine di proposte?

Dalle pagine di Bottani ne emerge uno sciame, che qui si può solo catalogare. Perché l’ideale illuministico-rivoluzionario e moderno dell’uguaglianza dei punti di partenza nella corsa della vita − sia nella versione politico-ideologica del progressismo sia in quella funzionalista-economica dell’Ocse, della Banca mondiale ecc... – perseguito attraverso i sistemi di istruzione, è fallito? La sinistra, da Marx in avanti, ha sempre pensato che toccasse allo Stato, conquistato per via rivoluzionaria o parlamentare dal movimento operaio, realizzare l’uguaglianza, correggendo la lotteria diseguale della società. L’istruzione è appunto un pezzo dello Stato. Occorre prendere atto che quell’uso dello Stato è fallito. È fallito per incapacità e cattiva volontà delle politiche o perché è irrealizzabile? Si urta qui contro metafisiche occulte, concernenti la società, l’uomo e la storia, che sorreggono l’intera costruzione analitica e prescrittiva di Bottani. Ha senso attribuire ai sistemi di istruzione un traguardo impossibile e poi criticarli perché non riescono a raggiungerlo? Oppure: l’eguaglianza sociale è un ideale realistico – salvo specificare meglio il suo orizzonte concettuale – ma lo strumento di istruzione-educazione non basta? Se è così, forse occorre rivedere i paradigmi educativi, a partire dal curriculum, tutto costruito sull’idea illuministico-enciclopedica originaria. Più sai e più sei uguale? Insomma, incomincia di qui la discussione...



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