BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Promuovere tutti o bocciare? C'è un'alternativa (scomoda)

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

La situazione attuale tipica della modernità nei paesi europei in cui il giovane studia generalmente almeno fino a 18 anni si è configurata quindi in mezzo a controversie infinite, connotate da potenti risvolti politici.

Ma stranamente l’argomento della inevitabilità della scomparsa della bocciatura, come strumento ordinario di gestione dei percorsi di apprendimento, non è mai stato portato all’aperto esplicitamente anche se ogni anno si sprecano i commenti alle statistiche ministeriali sulle ripetenze. Il ministero non ha mai scritto ai suoi dipendenti un documento esplicito su questo, lasciando come sempre ai singoli ed ai media la responsabilità del governo delle scuole. 

C’è lo scontro tra i sostenitori della scuola “comprensiva” e di quelli della “scuola del merito” ma il tema della quantità delle bocciature sopportabile nella vita ordinaria del giovane moderno non emerge. Eppure basta porre questo tema per giungere facilmente alla conclusione che nella carriera scolastica di un giovane può esserci normalmente una ripetenza ma non di più. 

Il prevalere dell’importanza della crescita lineare nel gruppo di pari età rispetto al possesso di minimi livelli di apprendimento risulta universalmente, anche se tacitamente, riconosciuto. Una prova lampante sta nel fatto che, in base alle norme ministeriali vigenti, lo straniero che si presenta senza documenti scolastici pregressi e senza sapere una parola di italiano in una scuola italiana viene inserito nella classe dei pari età o al massimo nella classe di un anno in meno.

E nessuno, che io sappia, confuta questo criterio.

È chiaro quindi che anche  l’esistenza di standard di apprendimento minimo condivisi (cosa che oggi non avviene nonostante Invalsi) non può sostituire la decisione “politica” della promozione. E la minaccia della bocciatura sulla neghittosità dell’alunno problematico è troppo anacronistica da un lato ed inefficace dall’altro. È come la minaccia del calcione da parte di un genitore.  Da tutto ciò scaturisce l’essenzialità dell’attivazione vera di percorsi scolastici realistici basati sulle caratteristiche (con tutte le differenze interne) del giovane reale di oggi e delle necessità di dare sbocchi sia alla fascia 1 dei più bravi e motivati allo studio astratto, sia all’apprendere facendo, indispensabile per almeno il 50 per cento dei giovani a cui solo l’alternanza scuola lavoro o simili può dare risposta.

Ma una volta fatto anche tutto questo (e sarebbe un salto enorme) rimarrebbe il tema dell’attivazione ordinaria delle attività di recupero mirato. Chi conosce davvero la classe attuale, la sua composizione interna e le sue dinamiche, sa che esistono livelli molto diversi, situazioni di arretratezza endemiche accanto a situazioni di calo occasionale dovute alle circostanze della vita, per cui la quantità di giovani che fatica molto a tenere il ritmo medio di apprendimento ed ha grandi difficoltà di organizzazione, di memorizzazione, di iniziativa, di relazione, si aggira intorno al 25 per cento.



< PAG. PREC.   PAG. SUCC. >


COMMENTI
25/06/2013 - cinche, sei, sett’ore assettate a sentì sempe .... (Vincenzo Pascuzzi)

0) “Chist’esame 'e maturità /nun se ponno cchiù supportà /pe’ 'nu mese, ogne santo juorno /tutte quante a 'nu tavule attuorno, / cinche, sei, sett’ore assettate /a sentì sempe 'e stesse strunzate....“. Così anni fa Anonimo Salernitano in “Maturità”. 1) Nel discorso delle bocciature, rientra anche l’esame di Stato (ex maturità) ormai quasi inutile. All’inizio (1925) i maturandi furono 20.570 e più del 40% risultarono respinti. Adesso sfiorano i 500mila e le bocciature sono al 3-4%. La stessa percentuale può ottenersi con uno scrutinio specifico, magari rinforzato con un paio di scritti decisi classe per classe, senza ricorrere al "plico elettronico" di Profumo. 2) Non condivido l’imputazione delle bocciature alla SOLA “neghittosità dell’alunno problematico”. Sarebbe un po’ come dare la colpa al commensale che non riesce a gustare o digerire una certa pietanza. Qualche responsabilità può risalire ai cuochi, agli ingredienti, alle modalità di cottura, ecc. Quasi sempre la presunta “neghittosità” è una scorciatoia miope e auto-assolvente. 3) Non condivido la separazione manichea e fatalistica fra “studio astratto” e “apprendere Facendo” [F maiuscola?]. Credo che si commetta un doppio errore: 1°) privare i c.d. “più bravi e motivati” dell’esperienza dell'attività manuale; 2°) considerare di conseguenza il lavoro manuale e tecnico come attività di scarto e destinata ai meno “bravi”. 4) L’insegnamento è GIÀ attività a tempo pieno. Non riproponiamo le OSCENE 24 ore settimanali!