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Educazione

SCUOLA/ Promuovere tutti o bocciare? C'è un'alternativa (scomoda)

Dopo l’avvento della scuola di massa una valutazione selettiva come avveniva in passato non è più possibile. Esiste, oggi, una alternativa alle bocciature? SERGIO BIANCHINI

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Solo 50 anni fa l’iter scolastico della grande maggioranza della popolazione consisteva nella frequenza delle elementari e poi di due o tre anni di scuola professionale.

Chi si incamminava sulla via del diploma o dell’università cercava un modo per sottrarsi al triste destino del lavoro duro e del salario basso. Era dunque naturale, e non sentito come un abuso, il fatto che nelle scuole superiori ci fosse una forte selezione e che esistessero degli standard di valutazione e di apprendimento empirici calibrati su una frazione di giovani molto motivata allo studio ed anche, generalmente, abbastanza o molto incline allo studio stesso salvo che per i figli  “degeneri” del ceto medio, che per continuità familiare erano obbligati anche controvoglia al diploma o alla laurea, con tutte le conseguenze, i trucchi e le vicende che la cronaca ci ha insegnato.

Ma quando negli anni 60 l’accesso alle scuole secondarie superiori divenne di massa le cose cambiarono radicalmente. Un compito in classe in cui la maggioranza della classe risultasse insufficiente veniva visto come una prova della incapacità del docente di gestire l’apprendimento degli alunni o della aristocratica arbitrarietà della “pretesa” nozionistica. Sicuramente la gran massa del corpo docente storico non aveva dell’apprendimento la visione caricaturale dipinta dai professionisti dell’antinozionismo. Tutti o quasi sapevano e dichiaravano che il sapere andava assimilato e metabolizzato. Nel tempo, magari in una vita.  

Ma la pressione di massa, quando si determina, non bada ai dettagli. Scattò quindi in tutta la scuola (e perfino all’università) la gigantesca lotta al “nozionismo” che in realtà mascherava la lotta contro la tradizionale valutazione selettiva che nelle nuove condizioni equivaleva alla bocciatura di massa.

Ad esempio quando nel ’60 io mi iscrissi al nuovissimo Itis di Brescia, nella classe prima eravamo in 36 alunni. Dopo 5 anni ci trovammo in quinta in 6 di cui solo 2 non erano mai stati rimandati ad ottobre.

Il corpo docente in rapida e tumultuosa espansione nel frattempo subiva continui innesti di giovani estranei alla tradizionale “ontologia professionale” ed aumentava rapidamente il numero di coloro che confutavano l’enormità delle bocciature. È una storia piena di episodi gustosissimi ma a volte anche tristissimi e perfino drammatici sia sul fronte alunni che su quello docenti.

Ineluttabilmente, con l’accesso nelle aule di tutta la popolazione giovanile, l’asticella del risultato atteso sul piano dell’apprendimento dovette essere costantemente abbassata. Le sacche di resistenza furono innumerevoli e ci sono ancora, con la presenza nella stessa scuola di classi in cui non si bocciava nessuno accanto a classi dove si bocciavano 7 o 8 alunni, con il preside generalmente schierato per la promozione ma con un malinconico rimpianto quasi generalizzato per i tempi in cui a scuola “si insegnava e si imparava davvero”.


COMMENTI
25/06/2013 - cinche, sei, sett’ore assettate a sentì sempe .... (Vincenzo Pascuzzi)

0) “Chist’esame 'e maturità /nun se ponno cchiù supportà /pe’ 'nu mese, ogne santo juorno /tutte quante a 'nu tavule attuorno, / cinche, sei, sett’ore assettate /a sentì sempe 'e stesse strunzate....“. Così anni fa Anonimo Salernitano in “Maturità”. 1) Nel discorso delle bocciature, rientra anche l’esame di Stato (ex maturità) ormai quasi inutile. All’inizio (1925) i maturandi furono 20.570 e più del 40% risultarono respinti. Adesso sfiorano i 500mila e le bocciature sono al 3-4%. La stessa percentuale può ottenersi con uno scrutinio specifico, magari rinforzato con un paio di scritti decisi classe per classe, senza ricorrere al "plico elettronico" di Profumo. 2) Non condivido l’imputazione delle bocciature alla SOLA “neghittosità dell’alunno problematico”. Sarebbe un po’ come dare la colpa al commensale che non riesce a gustare o digerire una certa pietanza. Qualche responsabilità può risalire ai cuochi, agli ingredienti, alle modalità di cottura, ecc. Quasi sempre la presunta “neghittosità” è una scorciatoia miope e auto-assolvente. 3) Non condivido la separazione manichea e fatalistica fra “studio astratto” e “apprendere Facendo” [F maiuscola?]. Credo che si commetta un doppio errore: 1°) privare i c.d. “più bravi e motivati” dell’esperienza dell'attività manuale; 2°) considerare di conseguenza il lavoro manuale e tecnico come attività di scarto e destinata ai meno “bravi”. 4) L’insegnamento è GIÀ attività a tempo pieno. Non riproponiamo le OSCENE 24 ore settimanali!