BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Invalsi e scuola media: disastro o opportunità?

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

Come sento dire da più parti, si tratta di assecondare una certa “curvatura” nel modo di insegnare la matematica, ma più ancora direi nel modo di “trattare” la matematica. Penso, infatti, che la svolta, la curva debba incidere sul modo di concepire la matematica e il suo insegnamento più che i contenuti in senso stretto (che sono tutti bellissimi, diciamolo!). Infatti, questo tipo di prova privilegia la costruzione di formule, più che la loro rigorosa applicazione, il riconoscimento di proprietà, piuttosto che una loro elencazione, l’orientarsi prima dell’affidarsi a schemi risolutivi, la stima delle possibilità piuttosto che il calcolo esatto delle probabilità, …in sintesi, richiede di sapersi immedesimare nella realtà e di sentire il problema, prima dell’intento risolutivo.

Come prepararsi all’Invalsi, perciò? Penso che una prova come l’Invalsi costringa noi insegnanti a non accontentarci di risposte sapute dai nostri alunni, della buona restituzione dei fatti insegnati. Invalsi sì, Invalsi no è fondamentale mettere in discussione profondamente la natura e le ragioni del nostro insegnamento. Credo che la prova Invalsi ci costringa – soprattutto perché non la prepariamo noi – a disporre l’animo dei nostri alunni all’incontro con il diverso, con l’altro, con il “disabituale”, con il nuovo. Diversamente da quel che si è portati a credere, l’apertura al nuovo si prepara. Eccome! Principalmente chiedendo l’apertura del cuore, quindi della mente. Si tratta di essere disponibili a lavorare da matematici sulla matematica, privilegiando la scoperta e l’inventiva ad un apprendimento “meccanico” delle sue tecniche di soluzione. 

Il problema, lo ribadisco, non riguarda innanzitutto i contenuti: insegnando il “solito” Teorema di Pitagora si può risvegliare il matematico che c’è dentro il più spento degli alunni, abilitando il suo cuore all’incontro con l’affascinante mondo delle probabilità, come anche può accadere di deprimere l’animus matematicus del più brillante degli alunni parlando di statistica, di probabilità o di ricerca operativa, precludendo la sua esperienza del ricco mondo di Pitagora. Tutto dipende dall’esperienza di reale scoperta che vive l’insegnante nell’atto di insegnare e da quanto questa è capace di destare la curiosità nell’alunno, il suo senso del reale e lo stupore per la bellezza di forma, di logica e di significato che il pensiero matematico porta con sé.

Questo lavorio richiede tempo – tanto! − e un uso del tempo intelligente. Certo 4 ore alla settimana, spesso di 50 minuti! − solo nella scuola la durata dell’ora è così variabile – sono poche per tutto questo lavoro. Non potendo far diversamente, ecco allora una prima piccola proposta: le competenze richieste in questa prova non riguardano solo l’insegnamento della matematica. Perché non allargare la preparazione dell’Invalsi al Collegio? Si può cominciare a collaborare a fondo con il collega di tecnologia, e poi .. Ma questo probabilmente già accade nella maggioranza delle scuole, perdonate la mia inesperienza. Buon lavoro a tutti e, ormai, buone vacanze.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.  


COMMENTI
26/06/2013 - Perché Invalsi è malvisto, odioso e odiato (Vincenzo Pascuzzi)

Invalsi: disastro o opportunità? Si chiede Francesco Prestipino e si risponde deciso “Dichiaro subito il mio personale favore per la prova Invalsi, per due motivi: 1. È una prova unitaria a livello nazionale; 2. È una prova ben fatta”. La sua è UNA testimonianza favorevole e un contributo individuale al dibattito, che vede altri partecipanti, con opinioni differenti, in diversi siti web. Oltre Giorgio Israel, ci sono ALTRI contrari ai test. Ad esempio, c’è Flavio Maracchia che parla di “Follia dell'Invalsi” e spiega “Le ragioni della mia [cioè sua] obiezione di coscienza” per cui è sotto procedimento disciplinare e rischia una sanzione dal suo d.s. Anche Ermete Ferraro denuncia “Test Invalsi: fermate ‘sta pazzia!” e cita le proteste di docenti e studenti Usa nei confronti dei test imposti. La disputa è aggravata ed esasperata anche dal fatto che i test Invalsi sono diventati – in modo improprio e prematuro - parte dell’esame di 3ª media e contribuiscono al voto. Notava Stefano Stefanel: « .... l’appropriazione da parte dell’Invalsi di una parte del voto finale di un esame di Stato è stata realizzata in forma impropria, dando alle Commissioni un’indicazione che era un “ordine” e che non aveva corrispondenza in alcuna norma di legge» nella sua nota “Ma le prove Invalsi sono una performance?” È l’obbligatorietà dei test, che scavalca d’imperio le critiche ma non le soddisfa, né le rimuove, che rende lo stesso Invalsi malvisto, odioso e odiato.

 
25/06/2013 - Due veri professori (Giuseppe Crippa)

Da perfetto profano di didattica e di Invalsi (so a malapena cosa sia) mi sono accinto a leggere questo articolo semplicemente perché questa mattina ho dedicato qualche tempo a verificare la preparazione del figlio di un mio amico che domani sosterrà l’orale di terza media. Al di là di qualche eccesso poetico condivido quanto scritto dal vecchio-giovane professore di matematica che non mi pare sconfessi affatto i contenuti più tradizionali dell’insegnamento pur approvando il metodo della prova. Credo abbia ragione: spesso i ragazzi sono spinti a ripetere meccanicamente quanto hanno appreso e sono in difficoltà non appena si richiede loro un approccio più autonomo. L’ho verificato anche questa mattina: il mio “alunno” mi ha ripetuto perfettamente tutti i nomi dei componenti di un motore a scoppio ma poi non ha saputo descrivermi come funziona… Ho letto poi il commento del prof. Israel: anche qui toni sopra le righe, ed una ironia fuori luogo. Non me lo sarei mai aspettato soprattutto perché l’articolo non criticava affatto il “vecchio” modo di insegnare. Sono certo però che se avesse tempo di rileggere l’articolo il prof. Israel mitigherebbe questi suoi giudizi verso un collega ammirevole per l’entusiasmo che ancora lo anima. Mi piacerebbe trovassero modo di bere un caffè insieme.

 
25/06/2013 - Un po' di senso della misura... (Giorgio Israel)

Se critichi la prassi generale dei test (e la concezione di "ingegneria sociale" che le sta dietro) ti dicono che sei un ideologo. Se entri nel merito dei test, uno per uno, mostrando quanto siano fatti male e fuorvianti, si voltano dall'altra parte limitandosi a dire che non bisogna perdersi dietro i dettagli e ribadendo "a prescindere" che i test sono ben fatti, ricchi di fantasia, ottimi. Non c'è niente da fare. Ormai abbiamo un esercito di cantori dell'Invalsi simile a un coro di Palestrina. L'elegia sacra attinge a vertici che sfiorano il comico: la prova addirittura punterebbe alla "costruzione" della formula… D'ora in poi la ricerca matematica la faremo con i quiz. La "stima delle possibilità piuttosto che il calcolo esatto delle probabilità"… Davvero? Cioè si chiede quante facce ha una moneta "piuttosto che" chiedere qual è la probabilità che esca testa?… No comment. Ecco, se questo è il modo di pensare la matematica che sta dietro questi test non c'è più da stupirsi di nulla. Addirittura l'Invalsi ci condurrebbe all'incontro col diverso, con l'altro. Mentre è chiaro che il "vecchio" modo era ispirato al classico essenzialismo, identitario e, diciamo pure, un po' razzista… Un po' di senso del ridicolo, per favore.