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SCUOLA/ L'ultima frecciata dell'Ocse al Miur e ai docenti (e agli stipendi)

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Su questa base si possono fare alcuni rilievi.

1. Rapporto studenti/docenti − Costituisce una misura di risorse umane, minore il rapporto maggiori sono le risorse a disposizione: viene confermata la situazione evidenziata in altro articolo che vede la scuola primaria “sovra” dotata di risorse a scapito dell’università. I maestri italiani hanno un carico didattico in termini di studenti inferiore del 12,7% rispetto alla mediana, mentre i docenti universitari devono far fronte ad un carico didattico superiore alla mediana del 24%. Grosso modo nella mediana gli altri gradi di istruzione.

2. Dimensione delle classi: nella scuola primaria la dimensione delle classi è sensibilmente inferiore a quella mediana, confermando l’eccesso di risorse umane impiegate in rapporto agli studenti.

3. In termini di ore di insegnamento il carico didattico dei docenti, nei diversi gradi di istruzione è sostanzialmente nella mediana generale per la primaria e la secondaria superiore, mentre appare inferiore del 5% rispetto alla mediana nella secondaria inferiore.

4. Le ore di insegnamento a cui sono sottoposti gli studenti supera del 10-17% quello mediano collocando l’Italia tra le prime posizioni per quanto riguarda tale indicatore.

5. I salari minimi sono inferiori a quelli mediani per quote che variano tra il 3 e 10%, mentre quelli massimi sono inferiori a quelli mediani per valori tra il 12 ed il 20% 

6. Questi dati confermano pertanto la necessità di un riequilibrio all’interno del sistema scolastico, tra scuola primaria e università  (perché non incentivare i maestri più motivati ad effettuare tutorato ed assistenza a molti professori universitari costretti a fare fronte a centinaia di studenti in corsi sovraffollati che inevitabilmente incentivano il nozionismo?), e stimolano la riflessione sull’eccessivo carico didattico a cui sono sottoposti i nostri studenti soprattutto nella scuola secondaria.



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COMMENTI
30/06/2013 - Paesi Ocse: spesa per studente +62% (Vincenzo Pascuzzi)

L'articolo ignora quello che forse è il dato più importante e cioè la spesa annua per studente. Sono ormai 15 anni che in Italia i vari governi non spendono un centesimo per migliorare la scuola. Negli stessi 15 anni, la spesa annua per studente dei Paesi Ocse si è incrementata mediamente del 62%. Se non siamo di fronte a una banda di sciuponi matricolati e i soldi, com'è ovvio, li spendono per migliorare, a conti fatti, dovremmo valere 62 punti meno degli altri. Il condizionale è d'obbligo, però, perché non è così, perché 15 anni non sono bastati a distruggere del tutto una scuola che valeva molto più di quanto i suoi governanti sapessero. Dovremmo, ma non è così, perché qui c'è una classe docente che aveva ed ha ancora un alto livello di professionalità; un patrimonio che non è stato possibile sperperare del tutto nemmeno dopo quindici anni di politiche omicide, tese a far fuori la scuola per ridurre un popolo a docile bestiame votante e rassegnato esercito di giovani e disciplinati soldatini del capitale. Certo, la mediazione al ribasso dei sindacati confederali e l'inevitabile stanchezza della categoria un risultato l'hanno centrato: gli insegnanti, infatti, hanno rinunciato al conflitto e si limitano ormai a difendere la dignità. Errore, grave, limite pesante, ma anche esito fatale di una sconfitta della democrazia che non riguarda solo la scuola, ma la società italiana nel suo insieme.