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ESAMI DI STATO/ Maturità 2013: vita, morte e miracoli (pochi) del Commissario Esterno

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In questi giorni abbiamo già iniziato i colloqui o stiamo per farlo. Anche qui ci sono dinamiche ormai note ma che la norma finge di ignorare. 

Il rito dell’invecchiata “nuova maturità” impone di registrare le proposte di voto appena il candidato se ne va. Supponiamo che la regola sia rispettata: gli studenti della prima mattinata ne ricavano un bonus di fiducia, perché anche a chi ostenta la propria infallibilità serve un certo rodaggio, per prendere le misure della classe. I primi voti restano contenuti: forse a scapito dei migliori, ma certo a favore dei meno brillanti. Dal ’99 in poi non mi è mai capitato di vedere o sentir dire che il primo candidato di una commissione sia stato bocciato, per scarso che fosse. Ma quando si saran visti tutti i candidati non si potrà − come è successo nei giorni scorsi con gli scritti − ritornare indietro sulle prime correzioni e ripensare qualche voto messo a matita. Nemmeno se le due classi su cui lavora la commissione fossero così diverse che persino il lavoro fatto in parallelo da uno stesso docente dia risultati poco confrontabili.

Il nostro incerto giudizio avrà però un esito più indelebile di un marchio a fuoco, perché i diplomati potranno poi cambiare coniuge, nome e sesso, ma mai il voto dell’Esame di Stato. Sarà poca cosa, ma non mi piace sbagliare il marchio sulla pelle altrui.

Finché questa anacronistica finzione non sarà sepolta insieme al “valore legale del titolo”, una speranza per un giudizio più equilibrato potrebbe venire dai ragazzi del ’99. Non quelli del Piave: i giovani colleghi, ormai numerosi nelle commissioni, che sono nati nell’80 ed oltre e che quindi han visto solo questo modello di esame, con griglie e punteggi e bonus. Che non possono rivangare seconde materie scambiate, commissari calati da chissadove, voti che raramente sfioravano l’8 (il 10? mai sia!). 

Mi piacerebbe che in tutte le commissioni ce ne fosse almeno uno/a, “esterno” nel senso originale: ormai anche loro han passato la trentina, sono esperti ma entusiasti e meno omologati, siedono per le prime volte da questa parte della fila di banchi. Possono portare un sorriso più fresco ed un po’ di vitalità nei nostri giudizi snervati.



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