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ESAMI DI STATO/ Maturità 2013: vita, morte e miracoli (pochi) del Commissario Esterno

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Narrano le storie di epiche estati che il commissario d’esame Carducci passò a Desenzano, senza farsi mancar nulla dei comfort gardesani. In ere più prosaiche, certi docenti raccomandati riuscivano ad essere destinati a prestigiose località turistiche, dove forse si dedicavano più alla nota spese che alle note didattiche. 

Il presente è molto più arduo, per il commissario esterno. Un budget striminzito ha cancellato le lunghe trasferte. Si è nominati in una delle scuole più vicine, spesso la stessa quasi ogni anno, magari ci si è insegnato in tempi recenti. Si sanno vita, morte e miracoli della maggior parte dei colleghi, dei segretari e pure dei bidelli. Si sa tutto, tranne che l’effettivo lavoro svolto nelle classi e i cui risultati si dovranno giudicare.

Nei lontani tempi del mito le commissioni esterne davano l’idea di distacco ed imparzialità. Avevano l’interessante ricaduta di confrontare i docenti con realtà sociali e territoriali distanti dalla propria: forse l’unica attività di aggiornamento in servizio che la Pubblica Istruzione abbia mai efficacemente attivato.

Erano tuttavia conformi al modello centralistico, bonapartesco-gentiliano, in cui i programmi si volevano identici in tutte le scuole del Regno, la didattica era puramente trasmissiva, i libri uniformi per generazioni.

Il commissario esterno che oggi percorre poche miglia trova invece una scuola autonoma - almeno di nome - che gli si presenta con un sontuoso Documento del Consiglio di Classe, vulgo nomato “delquindicimaggio”, in cui raccoglie le virtù della propria didattica. Dovrebbe leggerlo con molto anticipo, per capire dove sia finito: ma siccome lo sa già, solo se è molto curioso o alle prime armi lo guarda con attenzione. Vi cerca però qualcosa che non ne fa strettamente parte se non come allegato, cioè i programmi svolti, e qui iniziano le perplessità.

Nessuno, infatti, dice come si debba descrivere al mondo il proprio lavoro. Ci sono paginette che liquidano un anno in poche righe, ognuna delle quali starebbe nei fatidici 140 caratteri; altre invece così dettagliate e minuziose da pensare che solo per compilarle ci siano voluti mesi di lavoro (a meno che, dice qualche malizioso, la declaratoria del programma non coincida con quel che è stato detto in classe, come la mappa di Borges). 

Pochi sono i colleghi che ti spiegano almeno in che modo si sono poggiati al libro di testo o ad altri materiali, qual è stato il taglio del corso in funzione della classe, delle esperienze integrative, del confronto con i colleghi o di altre contingenze. Il commissario esterno tira ad indovinare: che domande formulare nella terza prova, quali altre nel colloquio; come valutare le risposte e come contestualizzarle. Meglio la banalità dell’acqua bassa o il rischio dell’inutile strage?



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