BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Matematica e lettura alle elementari, i "geni" (non) contano

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

Il dubbio da fugare è dunque che più elevate capacità in matematica e lettura siano la manifestazione di una “superiorità genetica” che potrebbe essere il vero fattore di successo sociale: per questo il prof. Bates ha dichiarato che “presto si potrà avere qualche maggiore elemento di conoscenza del fenomeno attraverso uno studio geneticamente controllato, nel quale, usando i gemelli, sarà forse possibile separare gli effetti genetici da quelli ambientali”.

La loro speranza è che tale studio possa risultare illuminante circa il ruolo che l’ambiente (tra cui la scuola) può avere circa il nesso individuato nella ricerca, tra livelli di apprendimento a 7 anni e stato sociale in età adulta. È ovvio infatti che, se i gemelli avessero livelli di apprendimento analoghi e risultati sociali simili, il successo sociale potrebbe avere una base genetica, mentre se gemelli che magari seguono insegnanti diversi, ottengono risultati di apprendimento differenti e quello che ha risultati migliori raggiunge risultati economico-sociali più elevati, ecco che questo sarebbe una conferma del fatto che sarebbero i risultati di apprendimento precoci a essere “causa” del successo sociale, mentre l’aspetto genetico sarebbe un co-fattore importante, ma che può dare buoni frutti solo nella scuola “giusta” . 

Un tale risultato, da un lato farebbe crollare il mito della classe sociale di appartenenza quale determinante del futuro socio-economico dei giovani e dall’altro farebbe crescere a dismisura le responsabilità della scuola e degli insegnanti, nei confronti del futuro dei giovani. La caduta del mito farebbe infatti anche cadere quella che spesso costituisce una scusa a giustificazione dell’insuccesso degli insegnanti: “…tanto è figlio di operaio…”. Dal punto di vista della metodologia statistica, farebbe poi capire, a chi non l’ha ancora capito, che i modelli di valore aggiunto, basati sulla classe sociale, sono privi di fondamento: la variabile giusta da inserire come esplicativa è, casomai, il livello di apprendimento in seconda elementare, oltre al livello di apprendimento all’inizio del periodo di valutazione. 

Vediamo cosa ci riserva il futuro di queste ricerche, che ricordiamo, risulterebbero impossibili senza misure oggettive dei livelli di apprendimento, che in Inghilterra sono la norma ormai da molto tempo. Nell’attesa, i genitori italiani potrebbero “gettare un sasso nello stagno della valutazione”, chiedendo all’Invalsi e alle scuole di conoscere le misure oggettive dei livelli di apprendimento raggiunti dai propri figli in seconda elementare. Qualsiasi sia il risultato dello studio dei ricercatori di Edimburgo, questa informazione sarebbero di indubbio interesse… quantomeno nell’ipotesi che i propri figli emigrino in Inghilterra. A buon intenditor… poche parole.



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.