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SCUOLA/ Solo corsi in inglese? Due domande scomode

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“Rispettiamo naturalmente la sentenza del Tar ma come università scientifico-tecnologica riteniamo che sia nostro dovere adottare tutti gli atti previsti dall’ordinamento vigente per chiarire il quadro entro cui si può esercitare l’autonomia universitaria e per assicurare il diritto dei nostri studenti alla migliore formazione possibile”.

Più che una questione di povertà della lingua inglese, nativa, franca o internazionale, mi sembra che il problema si ponga sul piano del diritto, e da brava ghibellina voto a favore di un dibattito, si spera non ideologico, in merito a quale principio sia più alto ed efficace. Suggerirei alcune domande, per iniziare, che mi sembrano pertinenti alla questione in oggetto, solo corsi inglese in un Ateneo. Accantonando the guelfi vs ghibellini approach. La prima: la libertà di scelta dello studente è un valore assoluto? La seconda: quanto e come lo Stato (la questione è finita sul tavolo di un Tar, ora finirà al Consiglio di Stato) deve normare l’atto educativo? La terza: quanto è importante, per la scuola, tenere conto della realtà? 



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COMMENTI
02/07/2013 - anglicizzazione dell'università (Franco Caron)

C'è sempre una certa ambiguità su questo tema, che forse non viene adeguatamente percepita. La questione non è potenziare l'insegnamento in inglese (cosa che si fa già ampiamente e da tanto tempo) ma l'eliminazione dell'italiano dall'istruzione superiore. Francamente non capisco tutto questo entusiasmo per accelerare la riduzione dell'italiano a lingua morta, soprattutto considerando il patrimonio umanistico difficilmente comunicabile in altre lingue. Lasciamo che le cose facciano il loro corso. Nel frattempo un buon bilinguismo mi sembra la soluzione migliore, e più flessibile.