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SCUOLA/ Tfa, la lettera: noi, tirocinanti usati (male) come cavie

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Come spesso accade in queste situazioni (dove la mancanza di coordinamento e di controllo suggeriscono le classiche soluzioni furbette, a spese di chi non può far valere le proprie ragioni) si tende a garantire la quantità a scapito della qualità. E questa osservazione mi porta ad esprimere la mia opinione generale circa il limite intrinseco di questionari come quello che ho visionato. Si tratta di raccolte dati che in larga parte finiscono per descrivere la forma piuttosto che la sostanza e dalle quali non può che derivare una valutazione sommaria e poco utile ad individuare le modifiche opportune da apportare. Ma questo è talmente evidente che non può essere sfuggito a chi li ha redatti e mi chiedo se in fondo non ci sia l’effettiva volontà di svolgere solo una verifica formale.

Cerco di chiarire con un esempio: prendiamo la domanda 10, sui tutor. Il punto non è se sono stati individuati i tutor accoglienti nelle scuole: è facile cavarsela con un “sì”, che salva la forma, ma non significa niente. Il punto è che bisognerebbe mettere in evidenza come, quando, perché, da chi sono stati individuati questi tutor, e soprattutto se questi tutor avessero la minima idea di quello che sarebbero andati a fare.

Altro esempio? I laboratori, domanda 14. Diciamo che sono stati fatti e tutti sono contenti. Poi se per farli sono stati pagati professori che hanno raccontato due storielle e hanno chiuso le lezioni con un paio d’ore di anticipo, che importa verificarlo? La forma è rispettata e gli allievi sono contenti di aver finito prima. Però hanno pagato per non avere niente!

D’altro canto c’è da aggiungere che la perplessità di fondo rispetto a questa iniziativa di “raccolta dati” riguarda la contraddizione che emerge nella volontà stessa di valutare dei processi che sono stati attivati – a quanto ne so – senza una programmazione adeguata e in uno stato di equilibrio precario, tra le enormi lacune lasciate dalla mancanza di puntuali decreti attuativi. Ma cosa pretendiamo? L’idea è quella di compilare una statistica o veramente si vuol fare una verifica senza aver sviluppato un programma?

Se volessimo sul serio evidenziare la superficialità con cui hanno agito alcuni atenei, potrei facilmente prendere spunto dagli inconvenienti che mi sono occorsi per suggerire domande più significative. Si potrebbe ad esempio chiedere quali criteri sono stati adottati per fissare le date degli esami di ammissione (scritti e orali), se e come si è cercato di evitare le sovrapposizioni con gli esami delle altre classi di insegnamento, le date di pubblicazione delle graduatorie finali, le scadenze imposte per la formalizzazione dell’iscrizione e per il contestuale versamento della prima rata della tassa, le date di pubblicazione dei calendari delle attività da svolgere, se e come si è andati incontro alle esigenze dei lavoratori, se e in che misura è stato adottato lo strumento dell’e-learning… e soprattutto quali sono state le risposte alle osservazioni e ai problemi sollevati dagli utenti!



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