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SCUOLA/ Tfa, la lettera: noi, tirocinanti usati (male) come cavie

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È stato chiesto agli allievi un giudizio sui corsi di formazione proposti? Si tratta di tutta gente laureata e capace: chi meglio di loro potrebbe esprimere un parere di qualità?

Sono domande difficili da porre, me ne rendo conto. Ma resta soprattutto il problema di fondo: a cosa serve chiedere? Gli atenei hanno avuto carta bianca ed è ovvio che l’hanno sfruttata. Il ministero non ha agito quando avrebbe dovuto ed ora qualsiasi azione correttiva suona abbastanza ridicola.

Per quanto riguarda invece il documento ministeriale contenente le schede di lavoro, voglio premettere che io non credo di essere in grado di commentare in maniera serena l’introduzione e la premessa. La mia esperienza personale mi ha portato a maturare un giudizio talmente negativo circa l’organizzazione e la gestione del Tfa, da farmi trovare il tono di quei paragrafi quasi irridente.

Io e i miei compagni di corso ci sentiamo delle cavie, sappiamo che buona parte dell’offerta formativa ci è stata preclusa, pur avendo pagato per intero il prezzo del biglietto (e non solo in maniera metaforica). Ed è chiaro che il ministero ci considera delle cavie.

Mi rendo conto che, non conoscendo le difficoltà che evidentemente limitano il funzionamento del sistema, i miei commenti potranno risultare quanto meno sommari, se non a volte perfino irrispettosi dell’operato di qualcuno, quindi li prenda per quel sono: un parere estremamente di parte.

Nel documento si parla della volontà di fissare “livelli essenziali delle prestazioni per quanto attiene in particolare lo svolgimento del tirocinio” e dell’“obiettivo più generale … di garantire agli aspiranti la possibilità effettiva di seguire i corsi e di ottenere … il titolo di abilitazione in tempo utile”. Ma veramente qualcuno crede che somministrare ora delle “schede di lavoro” possa contribuire in qualche modo a raddrizzare un progetto che è stato palesemente abbandonato a se stesso? 

Si parla inoltre di “sfasature temporali”, “difficoltà di applicazione delle procedure previste”, “risposte diversificate da parte degli Usr e degli atenei”, “ricorso non sempre sistematico alla conferenza regionale di coordinamento … che resta comunque la via maestra”, “situazioni estremamente variegate”, … e qui siamo alla sagra degli eufemismi! Semplicemente non c’è stato coordinamento da parte del ministero e gli atenei hanno fatto tutti di testa loro, con la sicurezza di non dover rendere conto a nessuno (come se non fosse ovvio si ribadisce che “La presente nota non intende mettere in discussione quanto già realizzato”). E ora si organizza un gruppo di lavoro per “registrare criticità e possibili soluzioni”, per garantire una ordinata conclusione di questo ciclo e predisporre le modifiche per il prossimo? Che tempismo!



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