BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Tfa, la lettera: noi, tirocinanti usati (male) come cavie

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

TFA - Caro direttore, scrivo queste righe rompendo la promessa fatta a me stesso di non trattare più l’argomento Tfa.

Ne sto frequentando uno e sto sopportando da mesi le difficoltà causate da una evidente anarchia organizzativa. Mi sono rivolto invano alle università e al ministero per chiedere informazioni ed evidenziare criticità, nella speranza di rendere efficace l’impegno – anche economico – richiesto. Le mie telefonate e le mie lettere si sono risolte in palleggiamenti di responsabilità, rassicurazioni vaghe e improbabili, o peggio non hanno ricevuto risposta. Alla fine ho pensato che la cosa migliore fosse smettere di prendersela troppo, per evitare, almeno, di farsi venire la gastrite. Purtroppo, a furia di mandar giù bocconi guasti col naso tappato, si finisce per averla lo stesso!

E siccome ogni tanto uno sfogo ci vuole, quando alcuni giorni fa mi è capitato di leggere le “Schede di lavoro” e il “Questionario alle Università” prodotti dal Miur, ho voluto annotare qualche osservazione. Se poi questi commenti possono diventare uno spunto per andare a fondo di alcune questioni, tanto meglio. Di sicuro la mia condizione di allievo mi garantisce un punto di osservazione privilegiato, anche se mi predispone ad un atteggiamento critico e senz’altro di parte.

La diffusione dei nuovi documenti ministeriali può essere vista come una prova confortante del fatto che il Miur si ricordi ancora di quello che ha assunto ormai i connotati di uno sfortunato esperimento. Tuttavia è sufficiente una veloce lettura degli stessi per dare, a chi è un minimo dentro la questione, la sensazione sgradevole che si sia riusciti ad alzare ancora un po’ – se possibile – l’asticella dell’ipocrisia.

Sulla base della mia esperienza e del confronto con amici e colleghi, posso affermare che l’attuazione delle numerose e complesse attività formative previste originariamente dal Tfa si è svolta in molti contesti in maniera caotica e improvvisata. E, peggio ancora, la combinazione di ritardi attuativi e scadenze temporali fissate a scapito di ogni logica ha indotto un po’ tutti a far passare per semplificazioni una serie di compromessi che di fatto hanno banalizzato e svilito una gran fetta dell’offerta prevista.

Attualmente le lezioni del mio corso sono arrivate ad occupare 5 pomeriggi alla settimana, per un impegno orario che, oltre alle 25 ore di presenza in aula, comprende anche circa 10 ore di spostamento in auto e il tempo per la rielaborazione delle attività, la stesura delle relazioni e la preparazione degli esami. Siccome ministero ed atenei si sono mossi tardi e male, ora, dicendoci di voler garantire una conclusione in tempi adeguati, ci impongono dei ritmi di lavoro assurdi. Insomma, siamo al paradosso che per “tutelarci” ci fanno fare un bel po’ di attività inutili!



  PAG. SUCC. >