BENVENUTO   |   Login   |   Registrati   |
Imposta Come Homepage   |   Ricerca Avanzata  CERCA  

SCUOLA/ Tfa, la lettera: noi, tirocinanti usati (male) come cavie

Pubblicazione:

InfoPhoto  InfoPhoto

Ora, capisco che il contesto richieda qualche bella parola di circostanza, ma non posso fare a meno di provare fastidio.

Sulle schede di lavoro in realtà non c’è molto da commentare. La mia impressione generale è che ogni chiarimento ormai giunge con un ritardo tale da renderlo se non inapplicabile a livello formale, sicuramente inefficace nel concreto.

Aggiungo solo due considerazioni.

1. Attività di tirocinio. Io ritengo che il tirocinio sia un’attività formativa per la quale non ha senso riservare allo studio individuale “una parte preponderante” delle 25 ore corrispondenti ad un Cfu. Tutti siamo stati a scuola e conosciamo la differenza tra un insegnante che “sa la materia” ed uno che “sa insegnare la materia”. Alcune aspetti dell’insegnamento, in particolare tutto quello che concerne il relazionarsi con le persone discenti, purtroppo o per fortuna, si imparano solo sul campo. Il Tfa deve formare insegnanti e il tirocinio diretto a contatto con gli alunni – a mio avviso – deve essere preponderante rispetto al cosiddetto studio individuale, soprattutto in virtù del fatto che sono previsti appositi ed ulteriori Cfu da dedicare alla didattica, alla pedagogia e all’educazione. Questa interpretazione sull’impiego dei Cfu del tirocinio di fatto crea una inutile ridondanza rispetto alle attività proposte nelle lezioni di area comune e della didattica della disciplina. Ben più utile sarebbe stato provvedere ad una formazione dei tutor, i quali si sono trovati spesso impreparati circa le attività da proporre ai tirocinanti.

2. Tutor coordinatori. Personalmente mi sono trovato ad incontrare per la prima volta il tutor coordinatore il 7 maggio, per stilare il calendario delle attività. Servono commenti?

Caro direttore, sarei bugiardo se negassi che il Tfa mi ha offerto alcuni spunti interessanti, momenti di confronto costruttivo e di crescita culturale, ma è capitato in maniera direi quasi casuale, legata alle proposte di qualche docente volenteroso. Quest’anno, lo ribadisco, si è svolto un esperimento, in cui quelli come me sono state le cavie. Quando penso al “mio” Tfa la sensazione prevalente non è quella di un’occasione di crescita da sfruttare, ma di una perdita di tempo da concludere il prima possibile. E se tanto mi dà tanto, ho pure paura che la fatica fatta non sarà nemmeno garanzia di qualcosa di buono in futuro. Che fine fanno le cavie da laboratorio?

Lettera firmata



© Riproduzione Riservata.

< PAG. PREC.