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SCUOLA/ Piccolo "manifesto" a difesa del prof intelligente

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Da ultimo vorrei rispondere allo sconforto che prende – credo – parecchi insegnanti, come prende spesso me, di fronte alle condizioni oggettivamente caotiche in cui si trovano molte scuole, per quanto riguarda il piano formativo e l’orizzonte culturale angusto e funzionalista in cui si deve operare. Ho sentito una volta un collega con una lunga carriera alle spalle affermare che ormai, visto il livello medio-basso delle classi, si può solo fissare degli “obiettivi minimi” nella speranza di portare a casa almeno quelli. 

Ecco, io non credo negli obiettivi minimi come somma aspirazione didattica e culturale, anzi, sono proprio contrario. Senza essere idealista, so bene che ogni insegnante deve calare il proprio entusiasmo, le proprie conoscenze e la propria didattica nella specifica istituzione all’interno della quale lavora; perciò magari in una scuola non è possibile proporre un insegnamento così approfondito come invece – grazie al quadro orario, alla direzione, a certi colleghi e alla pasta umana e intellettuale degli studenti – si può fare altrove. E non penso che, per contrastare gli obiettivi minimi, si debbano proporre argomenti “massimi”, cioè difficili. Sono però convinto che quanto più una scuola ha un’offerta formativa di basso profilo, dispersiva e poco organica (un bel calderone in cui si studiacchia di tutto e non si impara niente, per dirla tutta), tanto più bisogna puntare su contenuti alti ed essenziali: alti, cioè che stimolino l’intelligenza a uscire dall’ovvietà con cui si ricevono le informazioni da molte altre fonti; e allo stesso tempo essenziali, perché fondativi di una materia (in questo senso, sì, minimi). 

Credo proprio che questo investire su ciò che è di valore sia l’unico vero antidoto allo scadimento generalizzato della didattica. Tanto per fare un esempio, io leggerò a breve a una classe di maturità una paginetta di Romano Guardini sul perché vale la pena di fare l’università: non è che la mia lezione, di per sé, cambierà in meglio la vita e la cultura dei miei studenti, ma di certo proporre uno spunto significativo di riflessione ha qualche probabilità di lasciare un buon segno in uno studente. Mi torna alla mente il motto del mio professore di lettere, che diceva così del compito della scuola: non multa, sed multum, cioè non bisogna insegnare molte cose, ma cose di molto valore. 

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