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SCUOLA/ Piccolo "manifesto" a difesa del prof intelligente

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Nel corso di questo anno scolastico mi sono reso conto più volte di avere a che fare con un discreto numero di studenti bravi, soprattutto al liceo: bravi, cioè che capiscono facilmente, e che dispongono di un buon bagaglio di informazioni, ad esempio in un ambito che è loro congeniale – chi è un appassionato di storia, chi è un piccolo genio della matematica … Si tratta, cioè, di persone che sanno molte cose; e questo, di per sé, dovrebbe far contento un insegnante. La cosa, invece, mi ha mandato sanamente in crisi: se i miei studenti sanno già molte cose, io che cosa insegno a fare? Se il mio scopo è trasmettere loro del sapere, che cosa se ne fanno, se tanto dispongono già di molte altre informazioni, persino di carattere culturale, reperibili con facilità anche grazie alle nuove tecnologie? Non di rado loro stessi a lezione si mostrano poco interessati di fronte a un pugno di notizie in più. La questione è pertanto radicale: qual è la ragion d’essere di una scuola superiore, oggi?

Innanzitutto mi è chiara una cosa: la scuola non può esistere solo per erogare informazioni, perché oggi i ragazzi queste se le vanno a prendere tranquillamente altrove, e una scuola che si accontenti così si abbassa al livello della mera informazione usa e getta, che non dice niente di nuovo a un giovane. Eppure qualcosa bisogna trasmettere; io ritengo che siano tre gli oggetti del fare scuola. Il primo è un insieme di contenuti, cioè proprio di informazioni e nozioni, ma forti, ossia qualificati, importanti. Quando ad esempio pensiamo di dover leggere un testo in classe “perché c’è nel manuale e fa parte del programma” abbiamo già perso in partenza; le direttive vanno di certo rispettate, ma esiste anche una ragione – pur piccola, ma interessante – per cui ha senso dedicare del tempo a un certo brano? Altrimenti è tempo sprecato. 

In secondo luogo, la scuola ha il pregio di poter fornire un metodo di lavoro (quante volte se ne parla a vanvera!), che insegni a osservare, ad analizzare nelle singole parti un oggetto, e a trarne uno sguardo d’insieme significativo, cioè una sintesi. Questo nessun mezzo d’informazione potrà produrlo, e nemmeno gli studi da autodidatta di un adolescente. 

Terzo compito della scuola è l’insegnare a cogliere i nessi tra gli oggetti di studio proposti, cioè il far crescere la capacità di individuare il significato. E su questo aspetto, o si lavora seriamente da (e, auspicabilmente, tra) insegnanti, oppure nessun sistema di nozioni e quiz, e men che meno informazioni racimolate altrove, potranno mai far crescere un giovane. 



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