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SCUOLA/ Scrutini, quando saltano le regole del "gioco"

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Ma nella partita c’è un altro giocatore, che rischia di espellersi dal gioco da sé, se pretende di partecipare mettendosi a fare l’arbitro in una situazione dove anche l’“arbitro”, se è un docente, o non un somministratore di prove anche qualitative, si mette ad ascoltare i giocatori… 

Questo giocatore è la mamma, che prende il permesso dal lavoro o affida i figli più piccoli ad un’amica, e “va a parlare con i prof”. Qualche volta lo fa anche il papà, ma più spesso tocca alla mamma. Che “fa il giro”, e, anche lei, “subisce” il bilancio, spesso presentato come una rendicontazione di attivi e passivi. In cui bisogna che in qualche modo i conti tornino a posto con meno danno possibile.

A meno che la mamma non osi, e non faccia una cosa inaudita. La mamma non “difende” suo figlio; sa che egli, con quelle valutazioni, con quell’incostanza sistematica o molto marcata nello studio, con quella debolezza nel percorso complessivo di apprendimento, non è difendibile. Ma quel compito tutto pieno di segni rossi l’ha fatta soffrire. La mamma non difende, attacca. E dice al prof capace, competente, volonteroso, ed anche navigato, che suo figlio, indolente, inerte ed ingenuo, “è una bella sfida per lei”. E lo ripete stringendo la mano al prof, dopo una lunga e vivace chiacchierata, sulla porta.

La mamma in questione non ci ha neanche provato, a fare l’arbitro. La mamma in questione, che è mamma vera, non avrà “salvato” il figlio, a pochi giorni dalla fine della scuola. Ma, di certo, ha salvato il prof.



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