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SCUOLA/ Una prof: così le prove Invalsi "svalutano" gli studenti e noi

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Sarebbe meglio allora parlare di “rilevazione delle competenze”, comprendendo così tutto l’insieme degli stimoli e delle occasioni che conducono un sedicenne a sapere e saper fare certe cose. Detto schiettamente, e magari brutalmente: per prepararsi a prove di questo tipo nulla di ciò che si studia attualmente a scuola è di particolare utilità. Probabilmente sarebbe più funzionale abbonare gli allievi a un settimanale di attualità e a un buon periodico di enigmistica: vi troverebbero tutto l’occorrente per le prime venti pagine del test Invalsi di italiano, con enorme risparmio di tempo e denaro. 

Seconda questione, la sezione dedicata alla grammatica. Che dire? Mi pareva di ricordare che un solo quesito, quantunque composito, sia un po’ poco per estrapolarne una quantità di conclusioni statistiche sulla conoscenza di un certo argomento. Nella mia ingenuità, credevo che per eseguire rilevazioni o misurazioni degne di fede e che si possano ammmantare di un qualche paludamento scientifico occorressero intere batterie di quesiti; qualcosa di diverso, insomma, dall’esercizio sui tempi verbali che la maestra ci assegnava per il giorno dopo, qualcosa di più complesso perfino delle famigerate verifiche “di verbi” (italiani, inglesi, latini, greci) che medie e biennio hanno lasciato nella memoria di tutti… E invece mi sbagliavo: un esercizio di completamento con quattro voci verbali quattro è sufficiente per elaborare sofisticate proiezioni che ci diranno di tutto, sulla conoscenza dei verbi da parte degli studenti italiani, sulla qualità della scuola che hanno frequentato (quale? quella elementare, dove i verbi sono oggetto di insegnamento, la media, la superiore, tutte quante?), sugli effetti incrociati di scuola, provenienza geografica, estrazione sociale, grado di scolarità dei genitori…

Dalla stupefatta ammirazione per la grandiosità della scienza statistica mi riscuote però un dubbio: se le cose stanno così, se bastano in fondo pochi dati per sapere milioni di cose, perché non si fa il contrario? Perché non si propone un test molto più articolato a un gruppo di scuole all’anno, o a una classe all’anno per ogni scuola? Invece che trarre mirabolanti proiezioni da tre informazioni per alunno, perché non trarle da moltissime informazioni ottenute da una classe per scuola? O da tre scuole per provincia? Perché non farlo un anno sulla grammatica, un anno sul lessico, un anno sulla comprensione dei testi? 

In breve, esiste la statistica? Se esiste, ed è un prodigioso strumento per trarre moltissimo dal poco, perché bisogna sottoporre a test ogni anno tutti gli studenti? Per rilevare qualcosa o per inculcare un’idea? L’idea, per esempio, che il sugo della scuola stia nell’insegnare a estrarre con esattezza le informazioni contenute in qualunque testo e solo quelle? Con inevitabile progressiva svalutazione, va da sé, di altre operazioni, come giudicare se un testo sia bello o brutto, o dica cose giuste o sbagliate. Sento già l’obiezione: “Ma non è certo il test Invalsi a impedirti di fare anche quello!”. Anche, appunto, anche. 



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COMMENTI
07/06/2013 - Invalsi non misura, non valuta, fa statistiche (Vincenzo Pascuzzi)

Giuliana Zanello critica nel merito i test di italiano. Giorgio Israel aveva fatto lo stesso con i test di matematica. Anche il d.s. Luca Cortis e i docenti dell’I.C. di Castelnuovo Magra (La Spezia) hanno formulato critiche su aspetti operativi dei test (http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=46189&action=view&c). Qualcuno risponderà? In proposito, potremmo citare il Vangelo: «Così, ogni albero buono fa frutti buoni; ma l’albero cattivo fa frutti cattivi»; Matteo 7:17. Ma guardiamo anche l’albero. In realtà, Invalsi non misura, non valuta, fa statistiche opinabili e classifiche. Non misura perché il Commissario Straordinario Paolo Sestito ha dovuto alla fine ammettere che quello dell’Invalsi non è un metro “assoluto”, “universale” cioè NON è un metro (ovvero è un metro …. eunuco e sterile). Non valuta perché non attribuisce alle scuole, alle classi un voto numerico o altra qualifica (sufficiente, discreto, buono, insufficiente, ….). Invalsi fa solo elaborazioni statistiche (si presume valide) su dati di provenienza diversificata, non omogenea, raccolti da altri perciò di dubbia validità (infatti cerca di depurarli dal cheating; quest’anno ha anche adottato espedienti anti-copioni!), relativi a test sui quali gravano le osservazioni citate. Altra caratteristica Invalsi è la sua non-responsabilità: opera in maniera praticamente autonoma dal Miur, utilizza liberamente per le sue attività le risorse delle scuole, non si cura dell’utilizzo dei suoi dati da parte Miur.

 
06/06/2013 - Un commento nel merito (Giorgio Israel)

Fa piacere leggere delle critiche dei test Invalsi che entrano nel merito. Difatti, i difensori dei test trascinano sistematicamente a dibattiti metodologici e non rispondono mai alle critiche di merito. Salvo che, nei rarissimi casi in cui lo fanno, fornire esempi sbagliati, come nel caso del test che avrebbe chiesto di determinare l'area di un triangolo a partire dalla misura dei tre lati, il che richiede la formula di Erone che quasi nessuno ricorda. Mi permetto di segnalare le analisi dettagliate che abbiamo fatto dei test di matematica (http://pensareinmatematica.blogspot.it/2013/05/parliamo-dei-test-invalsi-di-matematica.html), ovviamente senza ricevere la minima obiezione di merito da parte di chi si spende tanto a scrivere dissertazioni teoriche sull'oggettività secondo Rasch e altre dottrine pseudoscientifiche. Anche questo è mancanza di rispetto.