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SCUOLA/ I test slittano, ma l’"effetto-Sud" rimane

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Per vagliare se un determinato studente abbia la stoffa adatta per un certo corso di studi ha senso guardare tanto alla carriera scolastica pregressa, quanto ai risultati di un test specifico. Il vantaggio di quest’ultimo è che ci si può focalizzare su quelle abilità che servono per garantire il successo in un determinato corso di studi; almeno potenzialmente, perché in realtà la bontà predittiva dei test oggi condotti non mi risulta essere stata oggetto di grandi analisi e approfondimenti e vanno ad esempio ricordate le critiche, anche se talvolta un po’ superficiali e impressionistiche, sulla irrilevanza di alcuni quesiti un po’ nozionistici in passato adoperati per i test d’accesso a Medicina.

E per quanto riguarda la carriera pregressa?
Il vantaggio è che si considera lo studente da un punto di vista più complessivo. Utilizzare i risultati di quest’ultima ha anche un ulteriore potenziale vantaggio: quello di stimolare i ragazzi a ben fare in tutti gli aspetti della propria vita scolastica, evitando che ci si prepari esclusivamente per questo o quel test. Oggi molte università tendono a proporre test di accesso relativamente precoci (addirittura già al termine della quarta superiore). È una tendenza con aspetti positivi.

Perché?
Perché si evita la logica da ultima spiaggia del test fatto in zona Cesarini e perché conoscere relativamente presto i propri risultati in più test orienta i ragazzi nelle loro scelte future, evitando che queste vengano effettuate frettolosamente nella breve estate che intercorre tra l’esame di maturità e l’avvio dei corsi universitari.

Ieri però il ministro ha deciso proprio questo: i test saranno posticipati a settembre.
Non conosco i termini del provvedimento del ministro e non spetta a me discuterne. Si tratta comunque di un test diverso perché è una prova condotta in un’unica tornata e, soprattutto, mi pare che si sia intervenuti su un’emergenza: il meccanismo del bonus introdotto quest’anno era un po’ una scorciatoia, che come quasi sempre avviene per le scorciatoie, non stava funzionando granché.

Quel bonus è stato sommerso da una valanga di critiche. Giuste o ingiuste?
Il bonus doveva venir tarato sulla base dei risultati della singola scuola per tener conto del fatto che questi non sono granché comparabili tra scuole: si usavano però i risultati dell’anno prima, che potrebbero essere stati basati su una metrica diversa da quella oggi adoperata, col rischio di penalizzare o favorire indebitamente un certo studente. Inoltre, come chiarito da Massimiliano Bratti su la voce.info, tarare i risultati del singolo studente sulla base di quelli della sua scuola è sufficiente solo nell’implausibile caso in cui tutte le scuole abbiano la stessa composizione della popolazione studentesca: in altri termini, se tra scuole non sussistono differenze nelle abilità medie degli studenti.

E quindi come si può uscirne?

 



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