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SCUOLA/ I test slittano, ma l’"effetto-Sud" rimane

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L’Invalsi ha pre-testato nelle scorse settimane, in un piccolo campione di scuole, un insieme di quesiti che nel prossimo anno saranno adoperati in una prova standardizzata su base universale in V superiore. Il 2014 sarà ancora un anno di transizione e di sperimentazione perché le questioni da affrontare, per un istituto non ricco come l’Invalsi, sono tante. A breve diffonderemo comunque una versione zero del Quadro di riferimento che dettaglia cosa queste prove vogliono misurare. Oltre al pretest nelle scuole, procederemo, d’intesa con alcune università, a sottoporre queste prove a chi stia iniziando un corso di studi universitari, con l’obiettivo di capire come queste prove si raffrontino coi risultati dei test di accesso che quegli stessi studenti hanno effettuato.

A che scopo?
Questo proprio perché pensiamo che queste prove standardizzate, a regime, possano essere tenute in conto tanto ai fini di governare l’accesso agli studi universitari − e come detto le abbiamo collocate a gennaio-febbraio in modo da poter dare un feedback agli studenti a fini di orientamento − quanto come componente, chiaramente standardizzata, dell’esame conclusivo del II ciclo. In entrambi i casi parlo di componente e non di uso esclusivo delle prove Invalsi, anche perché nel futuro prossimo queste comunque misureranno solo alcuni ambiti di italiano e matematica (e più in là inglese) intese come competenze trasversali.

A che punto siete?
Al momento ci stiamo soprattutto concentrando sugli aspetti intrinseci delle prove. Vi è da definire il grado di differenziazione tra percorsi scolastici, da organizzare il fatto che già dal 2014 le prove siano condotte su computer, eccetera.

Siete stati accusati di voler cambiare l’esame di Stato, voi, un istituto di supporto tecnico al Miur.
Le tante complessità da trattare suggeriscono in realtà di evitare scorciatoie circa l’uso delle prove Invalsi all’interno dell’esame di Stato, un tema su cui è indispensabile una riflessione più complessiva, a cui l’Invalsi vuole contribuire ma nel rispetto delle prerogative istituzionali dei vari soggetti. Credo sia però auspicabile porsi l’obiettivo d’una riforma complessiva di quell’esame nel 2015, anno in cui comunque giungerà a compimento la riforma delle secondarie superiori. 

(Federico Ferraù)



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